domenica 22 gennaio 2012

I visitatori dei Musei non sono nè spettatori nè consumatori

Perchè certi musei continuano a relazionarsi con i visitatori con modalità così apertamente poco accoglienti e poco comunicative (anzi, a volte incomprensibili)? Perchè non utilizzano il linguaggio degli esseri umani, anziché quello in voga nei musei del passato? Perchè non comunicano in modo diretto e chiaro? Tempo fa Umberto Broccoli aveva definito le didascalie "Armi improprie degli archeologi (come di tutti gli altri specialisti) in grado di far passare ogni voglia al visitatore. Termini derivati dal greco, dal latino e, probabilmente, mai usati come tali da chi adoperava quegli oggetti nel mondo antico. Ma messe là, come mine antiuomo non so con quale funzione se non quella di far sfoggio di cultura specialistica, senza raggiungere minimamente l'obiettivo di ogni museo:  introdurre il bambino visitatore e il visitatore bambino alla conoscenza materiale del mondo antico".
Per cambiare registro, a mio parere, bisogna entrare nella logica per la quale i visitatori dei musei non sono spettatori, nè tantomeno consumatori. Rubo una frase dal Cluetrain Manifesto - che nel '99 invitava ad una riforma della comunicazione nell'era di Internet - e la ricordo a quanti ancora oggi pensano che termini come "lapidario", "contenitore fittile", "statua acefala", oppure didascalie come "tomba C4", "bollo laterizio", "fibula", "fistola plumbea"..., siano chiare e sufficienti: "Non siamo spettatori, né occhi, né utenti finali, siamo esseri umani".

2 commenti:

  1. Non potrei essere più d'accordo :) Da archeologa, penso che a volte le didascalie siano fatte apposta da uno specialista come mero sfoggio di erudizione. Come se il museo dovesse allontanare, anzichè avvicinare, il pubblico. Bisogna rivoluzionare la mentalità alla radice, cambiare la maniera di rapportarci ai fruitori dei musei. Forse anche le stesse definizioni, le parole che indicano questi fruitori, sono specchio della mentalità obsoleta che guida il museologo. Bisogna sempre provare a mettersi "dall'altra parte", guardare ogni volta il museo con occhi nuovi, innocenti, infantili persino.
    Adoro la frase finale di questo post: "Non siamo spettatori, né occhi, né utenti finali, siamo esseri umani". :)

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  2. Concordo anch'io sul fatto di cambiare radicalmente i linguaggi museali. Io tratto strumenti musicali antichi e i visitatori hanno a disposizione un totem a touchscreen in cui sono implementati brevissimi video di quasi tutti gli strumenti. Toccando lo schermo i visitatori più esperti possono leggere e stampare tutte la notizie particolareggiate inerenti lo strumento mentre i meno esperti possono leggere un brevissimo commento sullo strumento, ascoltarne il suono e vedere sia la tecnica esecutiva che la postura del musicista.
    Finora ha funzionato....

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