mercoledì 22 febbraio 2012

Piccoli Musei, non sono come i Grandi. “Un ritardo culturale foriero di molti equivoci”


Bellissima relazione di Massimo Montella, rilanciata nella pagina FB dell’Ass.ne Piccoli Musei da Caterina Pisu. La relazione è del 2007 ma è attualissima. Eccone alcuni stralci:
“Nell'insieme questi piccoli e medi complessi formano un valore in sé di assoluto rilievo e, se opportunamente gestiti, se impiegati come capisaldi territoriali per un'ordinaria opera di conservazione preventiva e di valorizzazione sociale di massa del patrimonio diffuso sul territorio, servirebbero non poco specialmente per lo sviluppo delle aree marginali e, dunque, per il riequilibrio economico della penisola.
La Corte dei Conti ha ora rilevato che la loro situazione è migliorata negli ultimi decenni, ma a macchia di leopardo. Anzi, a fronte del complessivo progresso, sono anche aumentati i casi di grave insufficienza. In conclusione continua a trattarsi in buona parte di semplici raccolte, solitamente inaccessibili al pubblico, tenute al di sotto dei livelli minimi di sussistenza e, dunque, finanche a forte rischio di perdita. (…)
Questo stallo è per ragioni ovvie: molti pretesi musei sono invece chiusi al pubblico; quelli accessibili offrono pochi e insoddisfacenti servizi per difetto di strategie, di capacità gestionali, di risorse materiali e immateriali.
Al fondo c'é un ritardo culturale foriero di molti equivoci, fra cui tre in particolare. In primo luogo la presunta contraddizione fra valorizzazione e tutela, al punto di non accorgersi nemmeno che in democrazia, se la maggioranza o almeno una quota significativa dei cittadini non percepisce il valore del patrimonio, mancano i presupposti fondamentali per assicurarne la tutela. Quindi l'ulteriore e non meno infondata contrapposizione fra economia e cultura, che induce a trattare i consumi culturali come "beni posizionali", ovvero per pochi che ne usano come status symbol. Infine la disattenzione per il fatto che i musei italiani, essendo normalmente costituiti con oggetti di provenienza locale, abbisognano di strategie e di modalità di organizzazione e di gestione affatto diverse da quelle dei grandi stabilimenti.

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