sabato 31 marzo 2012

Custodi di Musei "accoglienti"



Un signore lamenta di aver perso i suoi guanti durante la vista al museo. Il custode di turno risponde “qui passa tanta gente, ad ogni modo provi a passare domani, se per caso facendo le pulizie li trovano…”. 
Oppure potrebbe dire: “ Mi dispiace, a volte succede che qualcuno perda qualche cosa qui, ma il più delle volte poi le cose si ritrovano: ma vediamo se posso aiutarla. Forse può aver lasciato i suoi guanti su una poltroncina in una sala? O forse al bagno, al bar... 
“Che cosa è cambiato? L’addetto. Un custode più zelante. 
Che cosa fa sì che un custode tenda verso uno stile piuttosto che un altro? Che cosa facilita la tenuta sui propri virtuosi obiettivi professionali, piuttosto che la caduta nel quotidiano sopravvivere? Pongo questa la domanda con il rispetto dovuto per un ruolo complesso quale quello del custode di un museo: è difficile mantenere cura in un lavoro che pretende poche parole, gesti misurati, tempi lunghi. Stare attivi in un ruolo contraddistinto da scarsa mobilità, poche possibilità di confronto, presenta il rischio di scivolare nella apatica ripetizione. Per fronteggiare tale rischio la pazienza da sola non basta: dai custodi zelanti viene messo in atto qualche cosa di più. Vorrei a questo punto allargare il campo, e dal guanto passo ad agguantare un concetto non banale: il concetto di resilienza. In merito cito una definizione dello psicologo Pietro Trabucchi: resilienza è la capacità -che al pari di altre si può scegliere di coltivare- di persistere nel perseguire i propri obiettivi, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontrano sul proprio cammino. L’ individuo “resiliente” ritiene di avere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ ambiente che lo circonda; fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi prefissati, di fronte a sconfitte e frustrazioni è comunque in grado di non perdere la speranza. Manteniamo dunque la speranza di poter divenire custodi della nostra vita, prima che dei musei: e allora prendiamoci cura di noi: per il nostro bene, ma anche per il bene di chi ci circonda cerchiamo in noi la nostra resilienza e coltiviamola con cura. Ricordo che non posso prendermi cura -nell’accezione più ampia di cura sopra richiamata- di nessun altro (siano questi utenti, colleghi, ma anche le persone a noi più care) se prima non mi prendo cura di me ascoltando i miei desideri, ma anche le mie insoddisfazioni e paure al fine di costruire il mio progetto di un “me migliore”."
(Il testo originale di Angelo Ferrario è stato pubblicato da Caterina Pisu nella pagina FB dell'Associazione Nazionale dei Piccoli Musei
http://www.facebook.com/notes/associazione-nazionale-piccoli-musei-apm/il-museo-che-accoglie-parte-ii/388274417863720)

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