sabato 14 aprile 2012

Il 25% dei siti culturali in Italia ha meno di mille visitatori


"Da tempo si invocano grandi cambiamenti e un nuovo ruolo per il settore pubblico a sostegno della cultura. Invece di aspettare Godot – cioè una rivoluzione paradigmatica – che secondo i più dovrebbe prevedere un aumento delle risorse pubbliche per la gestione del patrimonio, sarebbe utile provare a porsi domande diverse: come migliorare l’esistente? Come rendere più efficiente il sistema dei beni culturali in Italia e valorizzare al meglio il nostro patrimonio? La fruizione del nostro patrimonio culturale risulta essere per lo più concentrata sui grandi attrattori; a titolo esemplificativo l’84% dei fruitori registrati nel 2010 ha visitato soltanto il 10% dei siti statali. In altri termini il restante 90% dei siti, nel medesimo anno, ha registrato una fruizione inferiore ai 100.000 visitatori annui, mentre per il 25% della totalità dei siti ministeriali i flussi risultano essere inferiori a 1.000 fruitori. A fianco di un patrimonio poco conosciuto e poco fruito se ne cela poi un altro di cui si ignora la composizione e la quantità: si tratta di quello stipato nei magazzini dei musei. Da un recente articolo scritto dal Direttore della Galleria degli Uffizi si è appreso che il museo f iorentino, su una superficie totale di 6 mila metri quadri e all’interno di 55 sale, espone 1.835 opere. Quelle conservate nei depositi sono 2.300. Le opere esposte rappresentano pertanto poco più del 44% del totale delle opere possedute (Natali, 2011)". 
(tratto da: Un patrimonio invisibile e inaccessibile Idee per dare valore ai depositi dei musei statali  Di Maurizio Carmignani, Filippo Cavazzoni e Nina Però, 30 marzo 2012)
Commento: credo che anche questo autorevole studio dell'Istituto Bruno Leoni, che sarà presentato il 18 aprile a Milano, e del quale vi proponiamo in anteprima uno stralcio della Premessa, dica chiaramente che i musei, in particolare quelli piccoli, hanno un mercato potenziale enorme di visitatori, ma che poi, per problemi di carattere gestionale, normativo, e ovviamente anche per problemi legati alle risorse, si devono accontentare di numeri modestissimi. Non credo di sbagliare a continuare a sostenere che per risolvere almeno in parte questi problemi, abbiamo bisogno di una cultura gestionale specifica per i piccoli musei, di profili e competenze nuove, di norme adeguate e di un marketing assolutamente diverso da quello tradizionale.
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