giovedì 12 aprile 2012

Musei e volontariato


Il tema del volontariato nei musei suscita spesso un certo disappunto in alcuni gestori e a volte anche nelle Istituzioni. Per evitare equivoci direi in primo luogo di intenderci: qui parlo di volontariato, non di furbate per sfruttare le persone, e non pagarle!
Ora proviamo a vedere il tema non con gli occhi di chi gestisce un museo, ma di chi dovrebbe visitare un museo. Bene a mio parere poche cose come il volontariato sono in grado di legare il museo alla comunità dei residenti (da sempre è questo il tallone d'Achille di molti musei, di norma poco visitati dai residenti, perché sentiti estranei).
Poche cose come il volontariato sono in grado di permettere ad un museo di offrire una forte autenticità relazionale. Chi può darla meglio di un appassionato che lo fa non per mestiere, non per essere retribuito?
Certo anche il personale può instaurare relazioni di spessore con i visitatori e può fare molto in termini di autenticità, ma ciò non toglie che un volontario preparato, e appassionato, possa dare un contributo straordinario.
Certo i volontari non possono essere guidati solo dalla passione, devono conoscere l'abc della gestione di un museo. Altrettanto ovviamente i volontari non possono operare in contrasto con la direzione o non rispettando le priorità del museo in termini di divulgazione e di didattica (di "missione"), né tantomeno possono operare senza alcuna forma di coordinamento.
Ma c'è anche un altro dato che non può assolutamente essere dimenticato: un numero elevatissimo di musei nel nostro Paese è nato, viene tenuto aperto e funziona grazie al volontariato. Si tratta di centinaia e anzi migliaia di musei il più delle volte non riconosciuti "ufficialmente" a causa di norme antiquate e spesso stravaganti, nate per lo più pensando a musei di grande dimensione e non alla realtà del nostro Paese.

Ma se non siete d'accordo... parliamone ancora.

1 commento:

  1. Non sono d'accordo: troppo spesso è invalsa l'equazione
    professionista = mercenario = bassa qualità del lavoro o mancanza di passione.
    Per mia esperienza personale, ho notato che, accompagnando la preparazione tecnica con una buona dose di passione, si riesce a fidelizzare la presenza sia di turisti provenienti da fuori del territorio che di persone del luogo.
    Sempre per mia esperienza personale, ho avuto anche modo di verificare esattamente il caso contrario: volontari poco preparati (una base di statua romana divenuta la base di una statua del papa perché recante la scritta "pontifex" e quindi, secondo il volontario, sicuramente riferibile ad un papa e on a un imperatore romano. Il tutto in un Museo Nazionale...), poco professionali (Dante scrisse (...) "e del cul fece trombetta": un volontario l'ha fatto in un importantissimo Castello-Museo emiliano romagnolo. Senza dimenticare un altro, che aprì il Museo, civico, piccolino ma interessante, in ritardo di quasi un'ora perché "son dovuto tornare a casa per pisciare". Notare che era la prima volta che lo vedevo..), con notevoli limiti (citerei un Museo del Lazio nel quale il volontario non aveva l'uso delle corde vocali, quindi le visite si facevano, in pratica, leggendo le sue labbra. Peccato dovesse pure rispondere al telefono per fornire informazioni sul Museo in questione).
    Vorrei infine fornire un'altra equazione, in un momento tra l'altro, in cui si segnala una persistente carenza di lavoro (per usare un eufemismo):
    un volontario = un posto di lavoro in meno.
    La giustificazione tipica, solitamente, è: ma mancano i fondi per i professionisti.
    Sempre per esperienza diretta posso dire che a volte i professionisti costano meno dei "rimborsi" di certi "volontari".
    Inoltre non sono i professionisti che vogliono a tutti i costi essere pagati: è la Costituzione (art. 9 se non ricordo male) a scrivere che lo Stato (e gli Enti Pubblici, emanazione di questo) devono provvedere alla cura ed alla valorizzazione dei BB.CC.: se mi faccio male, io non vorrei un volontario, ma un dottore professionista. Nell'ambito dei BB.CC. non ci dovrebbe essere la stessa necessità? Sbaglio? Son pazzo?
    Se solo chi di dovere (dai Ministri agli Assessori) avessero appena un pochino più di voglia di darsi da fare per reperire fondi (magari anche dai privati), forse si potrebbero "usare" i professionisti e creare nuovi posti di lavoro (e neppure pochi).
    Certo è più comodo e, come dire, meno "sporco", occuparsi di pappine per gli asili (con tutto il rispetto per gli asili) che "sporcarsi" le mani (ed accendere le sinapsi) cercando sponsor, partner, verificare progetti europei, contattando Fondazioni bancarie, ecc.

    RispondiElimina