sabato 2 giugno 2012

Musei caldi e musei freddi



Riprendo di seguito alcune righe dal manuale di museologia per musei aziendali di Kenneth Hudson, pubblicato integralmente sulla pagina FB dell’Ass.ne Nazionale Piccoli Musei:
 “Personalmente suddivido i musei in due gruppi: quelli che psicologicamente comunicano calore, e quelli freddi. Vi spiego che cosa intendo: il museo caldo è quello che offre un’atmosfera accogliente, e fa tutto il possibile perché il visitatore si senta a proprio agio. Il museo freddo si concentra esclusivamente sugli oggetti, e vede il visitatore come qualcosa di accidentale, a volte perfino fastidioso".

- "visitando un museo, ci si deve sentire liberi, liberi di esplorarlo a proprio piacimento, liberi di scegliere le cose che si giudicano interessanti, e di ignorare tutto il resto. Non ci si deve sentire costretti a vedere tutto, o a seguire un particolare percorso che attraversa tutta l’esposizione",
- "ci deve essere qualcuno con cui parlare, una persona amica cui si possano rivolgere delle domande e che risponda senza presunzione, senza farci sentire dei seccatori o degli ignoranti. All’Alimentiarium, il museo Nestlè della nutrizione umana, a Vevey, in Svizzera, c’è proprio una persona di questo tipo, che si aggira continuamente tra i visitatori, pronta ad aiutarli e desiderosa di farlo. Indossa un distintivo con la scritta “informazione ambulante", ed è una persona allegra e sorridente che sembra un po’ lo zio di tutti quanti",
- "I grandi musei sono essenzialmente luoghi disumani, dove si viene facilmente sopraffatti dalle pure e semplici dimensioni dell’impresa, e dalla quantità di organizzazione e burocrazia implicite nella sua conduzione. L’arte di gestire un grande museo consiste nel farlo apparire come un complesso di musei piccoli, un gruppo di case piuttosto che un palazzo. Questa sensazione di tanti e di intimità è quella che indico come quinta caratteristica del museo “amico del pubblico”. A volte si deve lavorare e lottare per ottenerla, mentre di tanto in tanto viene praticamente imposta dalle caratteristiche dell’edificio".
(Grazie a Caterina Pisu)

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