sabato 21 luglio 2012

I Custodi dei Musei


Sono molti i luoghi comuni sui custodi dei musei.
Eccome qualcuno ripreso molto liberamente (v. in fondo al post).
In genere nelle rappresentazioni del pubblico i custodi spiccano per loro astrazione: leggono, fanno i cruciverba, stanno arcigni e annoiati (...).
Dopo aver atteso invano alla biglietteria di un museo fiorentino che due addette all’ingresso finissero di parlare al cellulare mi sono avviato nel museo pensando che trattandosi di un’apertura straordinaria l’ingresso fosse libero. Sono stato subito redarguito. Un’addetta, ha sospeso, ma non chiuso, la conversazione, dicendomi in modo perentorio:“Dove va lei? C’è da pagare il biglietto!”. (...)

Il ruolo degli addetti alla custodia e all’accoglienza del pubblico nei musei è altamente strategico e può contribuire talvolta in modo decisivo a determinare un’esperienza soddisfacente. Chi sta al pubblico rappresenta infatti il biglietto da visita dell’istituzione, la sua superficie di contatto con l’utenza, un ambasciatore e un interprete tra realtà diverse che cercano uno scambio comunicativo in un complesso gioco di attese, valori, linguaggi, esigenze. L’operatore è il punto di contatto tra due universi e dovrebbe saper “spiegare” il museo al visitatore e il visitatore al museo. Una segnaletica chiara, un percorso d‘accesso gradevole, un buon allestimento, l’attenzione insomma per un’efficace “comunicazione ambientale” sono sicuramente importanti, ma è soprattutto il contatto interpersonale con chi ci accoglie, dicono gli studiosi, a far crescere in noi in pochi minuti una particolare “impressione” colorata emotivamente. Essa ci condizionerà nell’esperienza che andremo a fare e nel giudizio complessivo di valore che riporteremo di quella persona, di quel luogo, forse anche di quella città.
Queste verità elementari sono ben conosciute dal management aziendale che ha investito molto sulla competenza e professionalità degli addetti al contatto con i clienti, nella consapevolezza che quello è il momento della verità ed è lì che si costruisce il successo o il fallimento di prodotti o servizi su cui magari si è investito e lavorato a lungo.
Così non è stato nelle istituzioni pubbliche, che per anni hanno inteso le attività di relazione con il pubblico come un fastidio e il loro presidio quasi come una “punizione” cui destinare le qualifiche più basse e le persone più demotivate: un bel modo di spararsi sui piedi…
tratto da: http://www.regione.toscana.it/regione/multimedia/RT/documents/2010/10/19/1287475328965_museo%20che%20accoglie.pdf http://www.facebook.com/notes/associazione-nazionale-piccoli-musei-apm/il-museo-che-accoglie-parte-i/388227521201743

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