domenica 16 dicembre 2012

Il futuro dei musei



"Ricordandoci che la vera, la grande «redditività» del patrimonio culturale non è nella sua commercializzazione, e nemmeno nel turismo e nell’indotto che esso genera, bensì in quel profondo senso di identificazione, di appartenenza, di cittadinanza, che stimola la creatività delle generazioni presenti e future con la presenza e la memoria del passato. Su un tessuto monumentale, museale e paesaggistico di tanta varietà e ricchezza come il nostro è doveroso costruire un sistema di relazioni (a cominciare dalla ricerca sul campo e dalla necessaria, capillare informazione ai cittadini), che faccia risorgere nelle coscienze la consapevolezza della nostra storia e i valori simbolici ad essa collegati.
E’ necessario vincere il superficiale economicismo che svendendo la sostanza profondamente civica dei beni culturali produce una crescente usura dei valori simbolici che li permeano e che cementano la società, incrementandone la capacità di rinnovarsi e di affrontare le sfide del futuro. Solo così il nostro patrimonio potrà dispiegare ancora la sua funzione civile, sempre più essenziale di fronte alle crescenti sfide del futuro." (Salvatore Settis)
Grazie a Caterina Pisu che ci ha proposto questa eccellente sintesi, che condivido. Aggiungerei alla critica all'"economicismo superficiale" anche la critica al marketing banale appiattito sui modelli USA (che imperversa nel nostro Paese e direi soprattutto nelle Università), del quale ho parlato in questo Blog. Aggiungerei però anche la necessità di rivedere l'attuale modello gestionale che non è su misura dei (non pochi) problemi e degli obiettivi dei piccoli musei, il del 95% dei musei italiani (www.piccolimusei.com)

leggi il dibattito sul futuro dei musei qui:
http://storify.com/giancarlodallar/un-bel-dibattito-sul-futuro-dei-musei

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