domenica 2 dicembre 2012

Standard museali, si e no


Caterina Pisu (http://museumsnewspaper.blogspot.it/2012/11/con-al-museo.html?spref=fb), Community Manager dell'Associazione Nazionale Piccoli Musei e animatrice infaticabile di tanti spazi online dedicati ai temi della cultura, ha proposto queste belle riflessione sui musei e gli standard museali, che desidero proporvi anche in questo spazio:

Perché in Italia gli standard museali si misurano attraverso le "dotazioni" in possesso dei musei e non attraverso la reale efficacia dei programmi culturali? Ci lamentiamo spesso che alcuni musei non sono altro che magazzini aperti al pubblico (e nonostante ciò ugualmente oggetto di finanziamenti pubblici), ma sembra che non si senta la necessità di spronare, soprattutto chi amministra queste istituzioni, a cercare miglioramenti a favore dei propri pubblici e più proficue collaborazioni nell'ambito del territorio. In tal modo nasce una contraddizione: un museo che è provvisto di dotazioni standard ma che non svolge alcun tipo di attività educativa o "sociale", è ritenuto un museo, mentre uno che non possiede tutte le dotazioni richieste ma che svolge un eccellente servizio per la propria comunità, è ritenuto ufficialmente un "non-museo"!
(V. Falletti, M. Maggi, "I musei", Il Mulino 2012, pp. 172-173)

"In definitiva, gli standard, come molti degli strumenti di policy esaminati, non sono un mezzo sbagliato. I musei stessi desiderano caratterizzarsi e sottolineare ciò che li accomuna fra loro e li differenzia da altre forme culturali. Al lato opposto, però, l'interpretazione burocratica attuale degli standard, oltrettutto paracadutati in un territorio - quello museale - dove il confronto emulativo è un'eccezione, introducono ulteriori elementi di rigidità in un panorama già statico. Di fatto aggregano gli habitat, riducendo così la possibilità di produrre nuove diversità".
(M. Maggi in V. Falletti, M. Maggi, "I musei", Il Mulino 2012, pp. 194-5)


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