lunedì 30 gennaio 2012

Pensieri sui Piccoli e sui Grandi Musei


Chi lavora in un piccolo museo subisce spesso il confronto con i grandi musei, quelli per intenderci che oltre agli spazi hanno anche personale, risorse, eventi, servizi… Ma c’è qualcosa che costituisce un punto di debolezza dei Grandi Musei e può essere invece un punto di forza dei Piccoli.
I grandi Musei, ad esempio, offrono il massimo dell’esperienza intesa come servizio, insieme al minimo della relazione intesa come sentimento.
Visitando i grandi Musei si ha spesso l’impressione che le relazioni siano al massimo dei contatti, che hanno ben poco di relazionale.
E poi i grandi musei, quelli che fino a pochi anni fa vedevano con il fumo negli occhi le soluzioni made in Usa (bookshop, merchandising…) oggi, all’opposto, rincorrono acriticamente quella strada. Senza valutare che quel modello “market-oriented”, è una strada  in fondo alla quale rischiano di trovare standardizzazione e omologazione. Ben diversa la situazione di un piccolo museo che è obbligato ad esplodere tutto quanto lo lega al suo contesto culturale e territoriale, diventando un’esperienza unica, originale e irripetibile.

sabato 28 gennaio 2012

Cari Musei, dovete prendervi dei rischi, creare nuovi accessi e adattare i vostri contenuti ai diversi media

Ho appena letto sulla pagina FB Museologia di Caterina Pisu un intervento interessantissimo del quale vi incollo una sintesi (e l'indirizzo per leggere la versione originale).
Monsieur Thill quelles tendances observez-vous dans le marketing et la communication des musées? «La question prédominante lors de cette conférence était celle du degré d’ouverture des musées. Avec le social networking, le digital, les musées sont obligés de communiquer, d’ouvrir leurs murs. La voix du curateur n’est plus la seule à se faire entendre. Celle des visiteurs porte de plus en plus.  Les musées ne sont plus des univers clos entre intellectuels et une certaine élite culturelle. Ils doivent tenir compte de cette nouvelle tendance. La société devient participative. L’homme de la rue a le droit de s’exprimer, de dire s’il aime ou pas. Tout le monde se mêle de tout, sur Facebook, sur Twitter…. Il faut s’ouvrir, ne pas avoir peur, créer de nouveaux accès.   (…)  L’expérience culturelle commence de plus en plus souvent par l’écran d’ordinateur ou le téléphone mobile. Le digital ouvre aussi l’art à tous les gens qui n’y ont pas accès, comme en Inde. Selon l’étude américaine Culture Track 2011 de LaPlaca Cohen, ce sont les visiteurs les plus fidèles aux musées qui sont aussi le plus influencés par les réseaux sociaux. (…)  Quelles limites voyez-vous à ces nouvelles tendances?  «Il reste la question de savoir quel pouvoir le musée est prêt à partager, à donner aux visiteurs. Comment partager sans vulgariser? Le musée doit prendre des risques, mais ne va-t-il pas souffrir en fin de compte de cette tendance en termes de qualité intellectuelle ou d’exigence culturelle? Comment trouver un équilibre?  Par ailleurs, on ne peut pas rester uniquement dans le digital. Il ne faut pas non plus traiter le digital comme quelque chose d’extraordinaire. Il s’agit d’un outil comme un autre. Au début d’Internet, tout le monde voulait un site web, mais il n’y avait pas de stratégie. Nous sommes maintenant dans une phase social network. Ça part dans tous les sens. C’est maintenant que les vraies stratégies se mettent en place. Les musées doivent encore apprendre à adapter leur contenu aux différents médias qu’ils utilisent. Mais c’est la problématique de toutes les entreprises.»
http://www.facebook.com/groups/museologi/

venerdì 27 gennaio 2012

Ogni museo ha una sua personalità

Da tempo sostengo che i Musei, e quelli piccoli in particolare, dovrebbero prestare maggiore attenzione alla loro "personalità". Ed ho provato anche a individuare gli elementi principali che la compongono. Vediamone qualcuno in questo post.
I Visitatori
L’atmosfera e l’esperienza di un Museo cambiano anche a seconda delle diverse tipologie di visitatori che lo frequentano, come può sperimentare chi entra in un Museo perennemente affollato da scolaresche, o chi visita un Museo frequentato da pochi appassionati e ricercatori.
Il Personale
Chi presta i servizi sono le persone. Un museo non esisterebbe senza chi accoglie, senza custodi o guide, senza ricercatori, conservatori o responsabili degli allestimenti…
La. Posizione
Essere collocato in una città d’arte o in campagna, nel centro storico o in periferia, in un luogo facilmente raggiungibile o su di un monte non è senza conseguenze per la personalità di un Museo.
Identità
Ogni Museo ha una propria identità che risponde alle condizioni storiche e locali nelle quali è nato, al proprio patrimonio espositivo ed in genere alle peculiarità che lo caratterizzano, o che possono caratterizzarlo.
Personalità di un Museo può essere dunque definita come la visione di insieme di alcuni elementi, a cominciare da quelli qui indicati, e il risultato di tutte le scelte relative.

mercoledì 25 gennaio 2012

Piccoli Musei: un passo indietro per andare più avanti

Propongo di seguito un commento di Rici86 alle nostre iniziative di valorizzazione dei piccoli musei: "Non dobbiamo dimenticarci che i piccoli musei sono la vera grande ricchezza museale dell'Italia, che in nessun altro Paese troviamo una capillarità di istituti della cultura che eguagli la nostra rete di musei civici e musei privati. I piccoli musei hanno grandi problemi gestionali, i soliti problemi di risorse che non mancano neppure ai più conosciuti cugini maggiori, ma presentano anche tanti vantaggi sia dal punto di vista della gestione che della fruizione da parte del pubblico. Innanzitutto il patrimonio conservato nei piccoli musei non è certo inferiore per qualità a quello dei grandi musei, ma la fruizione di esso è ben diversa nei due casi: al Louvre si può vedere la Gioconda da una distanza di 5 metri per pochi secondi, come durante un rituale di venerazione di una reliquia in una cattedrale medievale, mentre in un museo che ha molto meno di 25000 visitatori al giorno le opere possono essere apprezzate in maniera più intima e personale e per il tempo necessario al loro pieno godimento, senza fretta, magari anche comodamente seduti in poltrona. Spesso quando si chiede a una qualunque persona, indipendentemente da età e grado di istruzione, di associare aggettivi alla parola "museo", esso risulta un luogo polveroso, stantio, scomodo, freddo, distante. Pensate ai detti quotidiani: dire di una persona che è "da museo" non è certamente considerato un grande complimento. Penso che per ripensare la gestione di un qualsiasi museo si debba ripartire da questa considerazione: il museo non deve più essere percepito come polveroso, stantio, scomodo, freddo, distante, ma al contrario come un luogo di cultura a tutto tondo, di conservazione ma anche di produzione di sapere e conoscenza, vicino alla popolazione e al territorio, in relazione con il mondo esterno e non chiuso in sé stesso, non un luogo di rituali ma veramente vivibile e flessibile. Perciò sono in piena sintonia con le conclusioni del convegno "I musei accoglienti": la strategia vincente è "puntare sulla cura dei dettagli, instaurare relazioni calde con la comunità e con i visitatori". Il convegno è di qualche mese fa, ma l'argomento sarà sempre attuale. Il museo non dovrà mai smettere di ripensare sé stesso, il suo ruolo, la sua missione, i suoi rapporti con l'esterno, con i propri interlocutori. Bandiamo per sempre dagli istituti di cultura la staticità, il distacco, lo stantio. Ridiamo all'antico, alla cultura, al sapere le connotazioni positive che avevano una volta. Facciamo un passo indietro per andare più avanti". Ecco dve leggere il post originale:
http://rici86.blogspot.com/2011/03/i-piccoli-musei-una-realta-tipicamente.html

domenica 22 gennaio 2012

I visitatori dei Musei non sono nè spettatori nè consumatori

Perchè certi musei continuano a relazionarsi con i visitatori con modalità così apertamente poco accoglienti e poco comunicative (anzi, a volte incomprensibili)? Perchè non utilizzano il linguaggio degli esseri umani, anziché quello in voga nei musei del passato? Perchè non comunicano in modo diretto e chiaro? Tempo fa Umberto Broccoli aveva definito le didascalie "Armi improprie degli archeologi (come di tutti gli altri specialisti) in grado di far passare ogni voglia al visitatore. Termini derivati dal greco, dal latino e, probabilmente, mai usati come tali da chi adoperava quegli oggetti nel mondo antico. Ma messe là, come mine antiuomo non so con quale funzione se non quella di far sfoggio di cultura specialistica, senza raggiungere minimamente l'obiettivo di ogni museo:  introdurre il bambino visitatore e il visitatore bambino alla conoscenza materiale del mondo antico".
Per cambiare registro, a mio parere, bisogna entrare nella logica per la quale i visitatori dei musei non sono spettatori, nè tantomeno consumatori. Rubo una frase dal Cluetrain Manifesto - che nel '99 invitava ad una riforma della comunicazione nell'era di Internet - e la ricordo a quanti ancora oggi pensano che termini come "lapidario", "contenitore fittile", "statua acefala", oppure didascalie come "tomba C4", "bollo laterizio", "fibula", "fistola plumbea"..., siano chiare e sufficienti: "Non siamo spettatori, né occhi, né utenti finali, siamo esseri umani".

venerdì 20 gennaio 2012

Idee di marketing per piccoli musei

1. Have some free events.
2. Find a cheap place to print postcards, flyers, and posters.
3. Partner with a local newspaper or magazine to create a weekly or monthly column written by someone on your staff featuring exhibits, programs, and events at your museum.
4. START A BLOG! This isn’t just the wave of the future – many museums are already doing it! It is free to set one up, and you can write whatever you want, as often as you like. I use Blogger. It is very easy to learn, and has a huge amount of storage space. Blogs are great to get the word out about events, but also just to let people know what’s going on behind the scenes. You can talk about what staff members are working on, to educate the public about what goes on at your museum on a daily basis. A blog is also great if your museum does not yet have a website. Today, if you don’t have an internet presence, you don’t exist!
5. Take a close look at what makes your museum special and promote the heck out of it! What do you do that no one else does? What are your best artifacts? What talents does your staff have that you can really showcase?
6. Identify your audience. It is very important to know who comes to your museum, and who DOESN’T come.

(lib. ripreso da: Kim Kenney/BellaOnline.com

martedì 17 gennaio 2012

Il sito web di un Piccolo Museo deve comunicare valori

Molti addetti ai lavori faticano a capire come un Piccolo Museo sia diverso da uno grande (dimensione a parte ), e come questa diversità possa essere una straordinaria opportunità, e infine come possa essere manifestata. Provo allora a fare un esempio: un Piccolo Museo si caratterizza anche, e forse soprattutto, per dei valori: il legame con la comunità locale, con il territorio, con le tradizioni…, la salvaguardia della memoria, la diffusione della conoscenza, e una forte passione per un tema come la storia locale, o un particolare bene culturale o ambientale, o un personaggio, un mestiere ecc.. Questi valori devono essere riconosciuti e comunicati ancor prima delle iniziative e dei servizi del Museo.
Perché è alla luce dei valori, che derivano i servizi offerti dal museo.
E vista l’importanza che riveste oggi il web, i valori caratterizzanti, e tra questi quello dell’accoglienza, devono avere uno spazio privilegiato nel sito web del museo. Anzi direi che tutta l’attività sul web di un museo si dovrebbe caratterizzare proprio per i valori che intende veicolare (non certo per la grafica, o per il co-marketing!). Alcuni link con le associazioni di riferimento, l’adesione ad un marchio, una pagina dedicata, qualche sottolineatura sul fatto che il personale condivide quei valori, qualche forma di alleanza con i residenti, o con i produttori del territorio, o con un gruppo di appassionati locali, ed il loro sostegno, possono essere decisivi. Tutto questo permetterà ai visitatori del sito web che condividono quei valori, di riconoscersi, e di sentire il Museo “vicino”, e di decidere di visitarlo. Sarano poi i servizi a dare ulteriore senso ai valori sottesi.

venerdì 13 gennaio 2012

Piccoli Musei, uno spazio gratuito per farvi conoscere al pubblico di lingua inglese

Grazie all'accordo tra l'Associazione Nazionale dei Piccoli Musei e Insider Abroad (portale di lingua inglese che si rivolge ai turisti ed ai residenti di lingua inglese in Italia) tutti i piccoli musei possono pubblicare gratuitamente la loro presentazione sul sito web EnglihYellowPages. I piccoli musei interessati possono inviare una loro presentazione in 10 righe, in inglese, con il loro indirizzo web a giancarlo.dallara@gmail.com e a: white@englishyellowpages.it

Per saperne di più:
sull'Associazione Piccoli Musei: www.piccolimusei.com
su English Yellow Pages: http://www.insidersabroad.com/englishyellowpages
Ecco un esempio di pagina web gratuita sui piccoli musei: http://insidersabroad.com/italy/forums/general-discussions/topics/the-paper-museum

giovedì 12 gennaio 2012

I Piccoli Musei sono "tutto", ma contano poco

Come molti di voi sanno, dopo tre anni di seminari e Convegni sui temi dei piccoli musei, dopo aver trovato molto consenso sulla necessità di imparare a gestire i piccoli musei in modo diverso dagli altri musei, abbiamo deciso di dare vita ad una Associazione Nazionale che presenti alle Istituzioni, alle Regioni, e a chi si occupa di Beni Culturali il punto di vista dei piccoli musei. Per valorizzare i piccoli musei, e quanto essi rappresentano, occorrono norme diverse, specifiche, ma occorre anche pensare a profili professionali e competenze adeguate, e più in generale occorre un approccio culturale nuovo, che non replichi in piccolo quanto i grandi musei fanno. Molti di voi sanno che oggi i piccoli musei del nostro paese sono oltre il 90% dei musei "classificati", e sono il 100% dei musei non riconosciuti. Si tratta di un numero straordinario che fa pensare alla celebre affermazione di Sieyès: «Che cosa sono i piccoli musei? Tutto, o quasi. Che cosa sono stati finora nell'ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiedono? Chiedono di essere qualcosa».
Ecco, questa piccola provocazione vuole sintetizzare il molto che c'è da fare per aiutare i piccoli musei a restare aperti, a fare iniziative efficaci, ad avere più visitatori e più consenso, e a svolgere meglio i propri compiti e le proprie funzioni culturali. Il 5 e il 6 novembre si terrà ad Amalfi il nostro terzo Convegno Nazionale, ma prima contiamo di dare vita ad altri appuntamenti e incontri, e pubblicheremo le nostre tesi, le nostre esperienze, e anche i nostri "sogni". Per tutto questo, e anche per valorizzare le tante piccole realtà di interesse, abbiamo bisogno di alleati. Fatevi sentire.

lunedì 9 gennaio 2012

Un Museo 2.0

Il Museum di Tolosa (http://www.museum.toulouse.fr), un Museo di Storia Naturale e non solo, può essere considerato un buon esempio di approccio di marketing "museale".
Di certo la sua stategia sul web è molto chiara. E’ sufficiente guardare la home page sito per accorgersi dell’importanza che viene attribuita alle fasi di ascolto della domanda, di stimolo dei giudizi, al desiderio di conversare, rispondere e interagire. Il Museo ha un proprio Blog, ha il proprio spazio su Flickr, ha una pagina su Facebook, è attivo su Twitter…. a dimostrazione dell’attenzione che il museo attribuisce ai Social Network. Un altro aspetto significativo è che i contenuti del sito sono liberi, e chiunque può copiarli o utilizzarli citando la fonte. Un approccio di questo genere non è solo una scelta di marketing. Per poterla attuare il Museo ha dovuto rivedere il proprio modello gestionale, e assieme ad esso anche le competenze del personale.
Avete qualche altro esempio interessante da presentare?

domenica 8 gennaio 2012

Piccoli Musei: una storia da raccontare



“Qualunque luogo può trasformarsi in una destinazione turistica. L’importante è che abbia una propria personale storia da raccontare”. Si è espresso in questi termini Simon Anholt, autore del Nation Brands Index, una graduatoria sulla percezione della marca-paese elaborata in base a sei indicatori (gente, cultura e patrimonio, investimenti e immigrazione, export, governance, turismo), ed ha aggiunto: “Il solo fattore in grado di garantire il successo è avere una storia forte da raccontare”.
Ecco, uno dei ruoli chiave dei Piccoli Musei: quello di custodire, di valorizzare e di raccontare questa storia. Per questo occorre che il museo possa contare su persone che siano “Narratore di Luoghi”.

Non è accogliente un Museo che...

sabato 7 gennaio 2012

Il Sapere, il Passato, la Bellezza


L’inerzia italiana non è nella sostanza economica (...) il Sapere, il Passato e la Bellezza, sono il cuore dell' identità italiana (...) sono le tre prospettive che da secoli sono valse a mantenere questa piccola penisola mediterranea al centro dell' attenzione del mondo, portando il nome italiano oltre ogni confine, la singolare vocazione italiana all' invenzione e all' armonia delle forme che, a partire dal paesaggio e dai mille modi della quotidianità, si è riversata poi in una vicenda artistica immensa.
(liberamente ripreso da “la cultura come risorsa” Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera, 22 luglio 2008)

Una cultura specifica per gestire i Piccoli Musei

I Piccoli Musei non sono e non vanno visti come una versione ridotta dei grandi, e anzi proprio l’idea che i “piccoli” siano dei “grandi incompiuti” è il peccato originale che ha impedito a molti di loro di riuscire ad avere un legame più forte con il territorio di appartenenza, di sviluppare un maggior numero di visitatori, ed in ultima analisi di poter svolgere il proprio ruolo.
Sembra accadere per i Musei di piccola dimensione esattamente quello che accade nel mondo delle Imprese del nostro Paese: formazione, norme e cultura gestionale sono sempre su misura dei grandi. E i piccoli anziché valorizzare le loro specificità, imitano i grandi, rischiando di aggiungere ai limiti propri della dimensione ridotta, ulteriori svantaggi o diseconomie. E soprattutto aumenta la distanza psicologica con i residenti, che infatti sono i primi a non entrare nei musei.
Se si osserva quanto viene fatto dai Piccoli Musei del nostro Paese si vede chiaramente che il loro modello di riferimento è dato dai musei di grande dimensione. Se andate a visitare un piccolo Museo appena nato, o ristrutturato, è molto probabile che l’allestimento, l’illuminazione, le ricostruzioni, i percorsi, gli spazi per la didattica... ricordino “le ricostruzioni asettiche, le illuminazioni da stadio o catacombali, i colori sordi o luccicanti dei muri” che caratterizzano i musei di grande dimensione. E se un grande Museo organizza un bookshop, o una caffetteria o un catalogo, ecco che il piccolo cerca di allestire almeno un banco vendita, un punto ristoro e un pieghevole. Guardate anche il dilagare degli acronimi MuMi, MUF, MAN..., tutti ripresi sull’onda del successo dei grandi Musei internazionali, con i Piccoli che cercano di imitare i grandi almeno nel nome. Per non dire dei profili professionali previsti, che sono gli stessi, o meglio sarebbero gli stessi se ci fosse la possibilità di assumere più personale.
Personalmente ritengo che per gestire un Piccolo Museo e per far sì che questo possa esplodere tutte le sue specificità e potenzialità, sia in relazione al territorio e ai residenti che in relazione ai visitatori, occorra una cultura specifica, una cultura diversa da quelle attualmente dominanti, e cioè da quella tradizionale tutta schiacciata sulla conservazione (product oriented), e ovviamente anche da quella tutta orientata al consumatore (market oriented).
Una  cultura specifica per i piccoli musei comporta in primo luogo il fatto che un museo di piccola dimensione debba essere “piccolo fino in fondo”, debba cioè puntare sulla cura dei dettagli instaurare relazioni calde con la comunità, e con i visitatori, e anzi si debba ricentrare proprio sul tema dell’accoglienza.
Come è evidente infatti il tema dell’accoglienza è quello più critico e al tempo stesso il limite dei musei di grande dimensione; questo perché grandi spazi e numero elevato di visitatori impongono di gestire l’accoglienza secondo procedure e standard che finiscono per irrigidire le relazioni con i visitatori, renderle asettiche, impedendo una gestione dell’accoglienza calda e relazionale, come quella che può caratterizzare invece i Piccoli Musei, con tutti i vantaggi di marketing e di fidelizzazione che ne derivano, se li si sa gestire.
Il viaggio in un museo è un viaggio verso l’autenticità, e questa aspettativa può essere accolta perfettamente da chi coordina le attività di un Piccolo Museo, che dovrà tendere ad accentuare gli aspetti rituali della visita, che fin dall’ingresso deve riuscire ad offrire l’esperienza di una immersione nella cultura del luogo, qualcosa di molto diverso da una semplice visita ad un museo.
L’ingresso al museo, la porta, la soglia, l’organizzazione degli spazi e dei servizi, l’arredo sono alcuni degli elementi attraverso i quali si rende tangibile l’accoglienza del Museo.
Il mio consiglio è di togliere le rigidità del banco di accettazione, di togliere centralità alla cassa che di solito si trova bene in vista, di spostarla, di evitare l’effetto “biglietteria” o “hall d’albergo”, e di tendere piuttosto a creare una atmosfera meno burocratica, meno museificata e più relazionale.
Il museo non è fatto solo di contenuti e contenitore, ma è fatto anche di persone: chi accoglie, chi accompagna, chi spiega sono le persone. Per questo tutto l’ambiente del museo deve essere relazionale. I percorsi di un piccolo museo non devono essere superaffollati di oggetti e di stimoli, al contrario si devono caratterizzare per esporre poche testimonianze, e non sempre le stesse. E questo in un piccolo museo è possibile. E anche se la dimensione è ridotta vanno comunque previsti luoghi di riposo e spazi vivibili.
Intervenire sugli spazi rendendoli accoglienti è la precondizione per rompere la separazione, che spesso si è creata tra musei e comunità locale, così da rendere più “familiare” l’esperienza museale. E visto che il tema del rapporto con i residenti e la comunità locale è strategico per il ruolo di un Piccolo Museo, se non altro visto il ruolo di traino verso gli altri visitatori potenziali che possono esercitare i residenti, chiarisco subito che le altre condizioni per entrare in sintonia con il territorio sono relative:
-                      all’organizzazione dei servizi; personalmente riterrei strategica una porta di accesso privilegiata, meglio se diversa da quella principale, e gratuita per i residenti, in particolare per i giovani,
-                      all’organizzazione delle attività del museo, che dovranno essere più vicine alla cultura e alle aspettative dei residenti,
-                      e ovviamente all’immagine del museo stesso, che oggi è percepita come respingente soprattutto da parte dei residenti.
Come credo sia già emerso da quanto detto in precedenza, per essere accogliente un Museo deve anche poter contare su del personale che abbia le competenze necessarie. Penso in particolare al profilo del gestore di un Piccolo Museo, che non è propriamente quello del direttore di un Museo, ma penso anche alla necessità che il personale di contatto sappia raccontare il museo, alle competenze necessarie per essere “narratore di luoghi”, per la gestione del “Ricordo”, e penso naturalmente anche alle competenze di base. In Francia a questo proposito è appena stata pubblicata una ricerca sui Musei che rivela che “la mancanza di entusiasmo da parte del personale è drammatica”.
Il contributo che un approccio italiano al marketing - per intenderci niente a che vedere con il marketing di impronta americana che ancora domina la letteratura sull’argomento nel nostro paese – è quello di riflettere sul tema dell’accoglienza e della gestione di un Piccolo Museo assumendo l’ottica dell’ospite, che in italiano significa sia colui che ospita che colui che è ospitato. In base a questa ottica non ci deve essere separazione tra noi e i visitatori, e loro non sono affatto il target, il bersaglio dell’approccio bellico tradizionale del marketing che ha portato i musei italiani a fare propri, in maniera acritica, i concetti di mission, di vision, e strumenti quali i gadget, il merchandising.... dietro i quali c’è l’ottica del “visitatore come consumatore”. Quella del visitatore-ospite è oggi un approccio necessario anche agli altri Enti che gestiscono i beni culturali nei quali, a volte, l’antiturismo è palpabile, anche se non dichiarato.
L’invito è dunque quello di tornare ad ascoltare la domanda con umiltà.
Naturalmente questi sono solo alcuni spunti, che derivano dalla mia esperienza, ma sono certo che esistano tante altre esperienze che potrebbero cominciare a colmare il vuoto culturale del quale si è detto, e dare vita ad una cultura nuova per la gestione dei Piccoli Musei.
Per questo nel Convegno di Castenaso del 7 maggio 2010, in quello di Battaglia Terme del 27 ottobre 2011, e nel prossimo Convegno di Amalfi (novembre 2012)  abbiamo pensato di creare uno spazio di riflessione che non sia la solita riflessione sui Musei, ed un appuntamento nazionale, una Giornata nazionale che porti i problemi dei piccoli Musei all’attenzione del Paese. E per tutto questo abbiamo dato vita ad un tavolo di lavoro che delinei i principi nei quali si possono riconoscere i Piccoli Musei che vogliono essere Piccoli fino in fondo, e che vedono nella loro dimensione anche la loro grande risorsa. Ecco queste sono le mie speranze, i miei obiettivi per i quali cerco alleati.
Se siete interessati scrivetemi: giancarlo.dallara@gmail.com

venerdì 6 gennaio 2012

Un Blog dedicato ai Piccoli Musei

I piccoli Musei sono diversi dai grandi musei. Non è solo questione di dimensione, spazi, e risorse economiche. Il problema é assai più ampio e riguarda il rapporto con la comunità locale, con il territorio, la gestione ed i profili professionali, i servizi offerti ai visitatori, le modalità espositive, il ruolo del museo...
Insomma i motivi sono tanti e li vedremo in questo spazio.
Come vedremo di seguire il percorso verso il terzo Convegno Nazionale dei Piccoli Musei che si terrà ad Amalfi a novembre di questo 2012.
Come seguiremo (in diretta) il lancio dell'Associazione Nazionale dei Piccoli Musei e ovviamente il sito www.piccolimusei.com al progetto del quale questo Blog é collegato.
Intanto vi anticipo che nel 2012 usciranno anche gli Atti dei nostri Convegni.
A presto per il seguito, Giancarlo Dall'Ara