domenica 22 dicembre 2013

La notte anche i quadri riposano, sotto le coperte


Alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia i quadri, la notte e nei giorni di chiusura, riposano sotto le coperte!
Tanti auguri a tutti!

domenica 15 dicembre 2013

Atlante dei musei italiani (ISTAT)


Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma il sito www.imuseiitaliani.beniculturali.it predisposto dall’Istat con la collaborazione del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, le Regioni e le Province. Si tratta di un vero e proprio “Atlante statistico dei musei”. I dati, 2011, parlano di 4.588 musei ed istituti similari, pubblici e privati aperti al pubblico, di cui 3.847 musei, gallerie o collezioni, 240 aree o parchi archeologici e 501 monumenti e complessi monumentali. Un comune su tre ospita almeno una struttura a carattere museale, in pratica 1,5 musei o istituti similari ogni 100 kmq e circa uno ogni 13mila abitanti. Le regioni più dotate sono la Toscana (550), l’Emilia Romagna (440) e il Piemonte (397). Nel Sud e nelle Isole è concentrato il 52,1% delle aree archeologiche, mentre al Nord sono localizzati il 48% dei musei e il 43,1% dei monumenti. Sempre nel 2011 si sono registrati 103.888.764 visitatori. Tre regioni si assicurano il 51% degli ingressi: Toscana (22,1%), Lazio (20,1%) e Lombardia (8,8%) (Unionturismo news).

il quadro ritrae Peggy Guggenheim

venerdì 29 novembre 2013

Musei e Turismo: Buone Prassi in Toscana


Segnalo le iniziative che l’Assessorato alla cultura e al turismo della Regione Toscana, e Toscana Promozione hanno avviato, da ormai un paio di anni, per trovare forme di dialogo, e di rete tra musei e turismo.
Ho avuto occasione di partecipare come relatore ad un paio di seminari e tavoli di lavoro (a Prato e San Gimignano) scoprendo una realtà molto vivace e un grande interesse alla collaborazione sia da parte dei musei che del sistema turistico agenziale toscano.
Un interesse e una motivazione diffusa, che mi hanno davvero sorpreso. Oltre ai dirigenti, anche la stessa assessore regionale ha voluto partecipare ad uno dei seminari.
Gli agenti di viaggio e i T.O. presenti sono stati molto propositivi e collaborativi, e i musei (l'80% dei presenti) molto disponibili e creativi.
Ho scoperto molte idee innovative, progettualità già sperimentate, e anche molto entusiasmo.
E ho percepito una forte volontà di confrontarsi e di superare la fase di separazione che spesso caratterizza queste due risorse fondamentali del nostro Paese.
Toscana Promozione e l’Assessorato hanno spinto ad approfondire i temi dell’innovazione, del web, e delle reti locali. E dal canto mio ho cercato di segnalare le modalità, anche quelle leggere, per rendere fattibili le nuove progettualità.

Esprimo l’augurio che questo modello di lavoro e questi obiettivi diventino realtà e buone prassi anche nelle altre regioni del nostro Paese.

domenica 24 novembre 2013

Cronache dai piccoli musei


Alessandro D'Amore era presente al Convegno dei Piccoli Musei di Assisi e ha scritto per il sito web di Francesca De Gottardo "Sveglia Museo" un racconto del quale vi propongo qualche passaggio:
"I piccoli musei in Italia sono più di 4.000 secondo i dati ufficiali, ma secondo le stime del prof. Dall’Ara sarebbero quasi il doppio. E sapete qual è la cosa peggiore? Non esiste una legge, una norma, un regolamento dello Stato che li istituzionalizza, li riconosce, li regolamenta.
(...)
Il punto è che un piccolo museo non è un museo piccolo. Il fatto che anche il  Peggy Guggenheim di Venezia si definisca un piccolo museo la dice lunga su cosa significhi esserlo. Un piccolo museo è l’unità-base della cultura che non solo non rientra nei circuiti dei musei nazionali sparsi nel nostro territorio, ma che ha il compito sociale, culturale e morale di penetrare nel territorio in cui opera, di farlo vivere, di farlo respirare, di far pulsare le nuove generazioni di responsabilità culturale e sociale.

Ma a queste condizioni, con i mezzi che ogni piccolo museo ha, senza nessun aiuto economico-gestionale difficilmente ci riusciranno.

Innovare è l’unico modo per vivere
Lungi da loro l’idea di lasciar perdere e farsi prendere dalla disperazione, i piccoli musei si sono guardati negli occhi e si sono detti: “O innoviamo o moriamo”. Soprattutto, i piccoli musei non volevano fare la fine – e commettere gli stessi errori – dei fratelli maggiori, i musei grandi (di grandi musei ce ne sono pochi). Allora si sono guardati intorno e si sono rivolti allo strumento più potente e libero che fino ad allora era stato poco considerato: il web.

Così, mentre uno sconvolgente report della dottoressa Ungaro ci rende noto che quasi il 70% dei visitatori dei Musei Capitolini è arrivato lì e si è trovato a visitarli per caso, il signor Gallavotti ci snocciola orgogliosamente i 200 mila visitatori in cinque anni del Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna, con la sua pagina Facebook, il suo blog e le attività didattiche articolate e programmate.

Mentre al Museo della Centrale di Montemartini è stato negato dalla municipalità il permesso di disporre indicazioni per il museo in quanto “motivo di distrazione per gli automobilisti”, il Museo Biddas veniva istituito, allestito e promosso con 10 mila euro e vinceva il Premio Riccardo Francovich per il miglior museo o sito archeologico italiano inerente il patrimonio archeologico di età medievale.

Trovate l'articolo integrale qui:
http://www.svegliamuseo.com/it/associazione-piccoli-musei/

giovedì 21 novembre 2013

Il museo partecipativo. Sintesi della relazione di Elisa Bonacini al Convegno dei Piccoli Musei


Grazie all'impatto delle nuove tecnologie della comunicazione e, soprattutto, dei social networks, il ruolo del museo è profondamente cambiato, mettendo in azione quel cambiamento che già era stato indicato dai tre postulati della Dichiarazione di Santiago, stilata nel 1972, ovvero trasformare il museo "in un attore territoriale attivo ed integrale in grado non solo di conservare ed esibire il patrimonio diffuso, ma anche e soprattutto di produrre cultura e capitale sociale attraverso la sua tutela e la sua valorizzazione partecipate". Con il grande successo mediatico ottenuto dal progetto editoriale The Partecipatory Museum di Nina Simon, edito nel 2010 e consultabile online direttamente dall’omonimo blog, è definitivamente balzato alla ribalta il concetto di Museo Partecipativo, ovvero “..quella dimensione relazionale, partecipativa e collaborativa basata sulla accessibilità digitale, nel quale il museo si è affrancato da un modello gestionale autoritario per rivolgersi a forme di comunicazione ed interazione culturale e sociale che sfruttano soluzioni di partecipazione collettiva alla produzione di valore culturale”. Nella relazione sono presentati Arca dei Suoni e AppTripper quali esempi del potenziale partecipativo dell’utenza nella co-creazione di valore culturale.

mercoledì 13 novembre 2013

Piccoli Musei: belle esperienze e buoni propositi


Anche se il Ministero ha disertato il nostro 4° Convegno Nazionale,  noi continueremo a dire le cose che pensiamo, e cioè che i piccoli musei hanno dei punti di forza straordinari che hanno bisogno di cultura gestionale e di norme adeguate per potersi esprimere.
Ovviamente siamo consapevoli anche dei limiti che vanno superati, sia nella normativa, che nella comunicazione dei musei, e anche nel modo di gestire molte realtà museali del nostro Paese. Per non dire delle cose che non vanno nei finanziamenti e nelle norme sulla qualità nei musei.
Lo faremo in modo costruttivo nei convegni, sul web e attraverso la rete dei musei che aderiscono alla nostra Associazione che è ormai radicata in tutte le regioni del Paese. E lo faremo potendo contare su una vasta rete di condivisioni - "nate sul campo" anche grazie a internet - con gli esperti, coi blogger e con due bellissime e straordinarie esperienze:
- quella di #Invasionidigitali: un modello ideato da Fabrizio Todisco, un percorso progettuale e di eventi, che può servire a tutti, non solo ai piccoli musei, ma che nei piccoli musei può trovare alleanze e passioni simili,
- quella degli "Angeli per Viaggiatori" ideata da Stefano Consiglio,che promuove un approccio e iniziative che sono nel DNA di chi ama il proprio territorio e vuole contribuire al suo sviluppo.
Continuate a seguirci nei nostri spazi online:
https://www.facebook.com/pages/Associazione-Nazionale-Piccoli-Musei-APM/353933627964466
http://www.piccolimusei.com/
@piccolimusei

martedì 12 novembre 2013

La splendida avventura dei Piccoli Musei. Pensieri al termine del 4° Convegno Nazionale


Al termine del 4° Convegno Nazionale dei Piccoli Musei che si è tenuto ad Assisi l’11 e il 12 novembre 2013 vorrei condividere alcuni pensieri.
Intanto sono davvero molto contento di questa quarta tappa del nostro percorso. Un viaggio iniziato a Castenaso, con un convegno nel quale abbiamo cominciato ad esporre le nostre tesi per certi versi ”rivoluzionarie”, nel quadro del dibattito sui musei  e della teoria museale corrente, e proseguito con gli incontri nazionali di Battaglia Terme e Amalfi.
Nella due giorni di Assisi (nonostante le intemperie sono stati oltre 100 musei rappresentati), ho potuto verificare il radicamento della nostra Associazione su tutto il territorio nazionale, e contemporaneamente la crescita in termini di innovazione di tante piccole realtà museali, assieme al valore qualitativo degli interventi dei relatori, che hanno trasformato il Convegno in una occasione straordinaria di aggiornamento.
Ad Assisi anche i nostri obiettivi hanno trovato nuova linfa, a cominciare da quello di fare rete tra di noi e nel territorio.
E così pure le nostre tesi: a cominciare dalla prima che recita “un piccolo museo non è un grande rimpicciolito”, e per questo ha bisogno di una teoria gestionale specifica.
In diversi interventi si è sottolineata l’importanza per i piccoli musei di caratterizzarsi per uno stile gestionale e organizzativo accogliente (“l’accoglienza deve diventare un progetto condiviso”).
Infine due le novità che voglio ricordare:
-          La prima riguarda l’esigenza per molti Piccoli Musei di andare oltre il museo: un museo deve saper essere al tempo  stesso radicato nel territorio e nella comunità locale, ma anche multifunzionale. Da questo punto di vista non sono certo mancati esempi, spunti e modelli di interesse nelle relazioni.
-          La seconda riguarda la necessità di definire una norma generale sui piccoli musei che aiuti a risolvere le problematicità che spesso la realtà normativa attuale riserva loro.
      Di altre novità emerse tornerò a parlare su questo Blog e negli altri spazi che curiamo sul web.

Per ora grazie al CST di Assisi (Paolo Desinano e Anna Boccioli in particolare), ai relatori Gennaro Pisacane, Caterina Pisu, Giorgio Gallavotti, Giampaolo Proni, Elisa Bonacini, Fabrizio Todisco, Marianna Marcucci, Valeria Minucciani, Stefano Consiglio, Silvano Palamà, Stephan Steingraeber, Lucrazia Ungaro, Marco Milanese, dei quali trovate una sintesi degli interventi sia nella nostra pagina Facebook curata da Caterina Pisu che su twitter (@piccolimusei #piccolimusei2013).
Grazie ai blogger presenti, ed in particolare ad Aroti Meloni, che ci hanno aiutato a far conoscere i temi in discussione anche a chi non era potuto venire.

Concludo citando un tweet di Alessandro D’Amore: la rivoluzione che tutti cercano partirà dai Piccoli Musei!
p.s. ho raccolto qualche tweet sul Convegno qui:
http://storify.com/giancarlodallar/piccoli-musei-1

domenica 3 novembre 2013

Vi aspettiamo al quarto Convegno Nazionale dei Piccoli Musei

Associazione Nazionale Piccoli Musei
Centro Internazionale di  Studi  sul Turismo

organizzano il
QUARTO CONVEGNO NAZIONALE

Musei accoglienti:
una nuova cultura gestionale per i piccoli musei
aperto a tutti

Assisi, 11-12 novembre 2013, sala della Conciliazione, Palazzo Comunale
Prima Giornata
11 novembre 2013
ore 15.00
Saluti
Fabrizio Bracco  Assessore Turismo Beni e Attività culturali Regione Umbria
Claudio Ricci, Sindaco di Assisi
Giorgio Tonelli, Assessore alla Cultura del Comune di Castenaso (BO)
Daniele Milano, Assessore Cultura di Amalfi
Luigi Tardioli, Presidente CST
Introduce e coordina Gennaro Pisacane, Vicepresidente APM

ore 16.00 Prima Sessione: Lo Scenario dei Piccoli Musei in Italia

“I Piccoli Musei in Italia”, Giancarlo Dall’AraPresidente Associazione Nazionale Piccoli Musei
“I musei di quartiere”, Caterina Pisu, Coordinatore Ricerca e Comunicazione Associazione Nazionale Piccoli Musei
“Piccoli Musei Low Cost”, Paolo Desinano docente CST


ore 17.00 Seconda Sessione: Musei 2.0

"Il digitale per i piccoli musei", Giampaolo Proni – Università di Bologna
“Il museo partecipativo”, Elisa Bonacini, Archeologa, Dottoranda di Ricerca in Scienze Umanistiche e dei Beni Culturali all'Università di Catania
“#Invasioni Digitali”, Fabrizio Todisco, ideatore di Invasioni digitali


Seconda Giornata
12 novembre 2013
Ore 9.30
Introduzione ai lavori
Giorgio Gallavotti, direttore del Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna
ore 10.00 Terza Sessione: Normative per i Piccoli Musei
Normative per la qualità nei Piccoli Musei, Anna Boccioli  docente CST

In collegamento dalla Spagna
Un saluto dai piccoli musei dell’Andalusia, Pascal Janin direttore dell’Ecomuseo di Castillejar (Granada)

ore 11.00 Quarta Sessione: Gestire un piccolo museo. Esperienze e Buone Prassi

“Allestire un piccolo Museo”, Valeria Minucciani, Professore aggregato di Allestimento e Museografia del Politecnico di Torino
“Piccoli Musei Angeli per Viaggiatori”, Stefano Consiglio, Università Federico II, Napoli
"L'esperienza della Casa-museo di Calimera”, Silvano Palamà
“Il Museo Archeologico delle Necropoli rupestri di Barbarano Romano: un modello di gestione di un piccolo museo della Tuscia”, Stephan Steingräber, Professore associato di Etruscologia e Antichità Italiche, Università Roma Tre
“I pubblici dei musei d'arte antica a Roma: "grandi" e "piccoli" musei del sistema capitolino a confronto tra criticità e sinergie”, Lucrezia Ungaro, Responsabile Valorizzazione dei Musei archeologici e Polo Grande Campidoglio (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, Direzione Musei)
“Children’s Museum”, Marco Milanese, Biddas- Museo dei Villaggi Abbandonati della Sardegna (Sorso)



CONCLUSIONI

martedì 29 ottobre 2013

L'accoglienza nei musei è un "servizio aggiuntivo"?


"Musei Accoglienti" è il filo conduttore dei Convegni dell'Associazione Nazionale Piccoli Musei. Il prossimo è in programma ad Assisi l'11 novembre pomeriggio, nella sala della Conciliazione nel palazzo del Comune. L'ingresso è gratuito. Vi aspettiamo!

mercoledì 23 ottobre 2013

Il Museo Remondini di Bassano del Grappa. Storia, musealizzazione delle opere . Una Tesi di Laurea


Il Museo Remondini di Bassano del Grappa è un tipico esempio di piccolo museo locale. Porta in sé aspetti positivi e altrettante problematiche di sostenibilità. Ha tutte le carte per essere proiettato nel panorama culturale nazionale ed internazionale; possiede i numeri per vincere premi di importanza riconosciuta mentre vi sono ancora dei bassanesi che non ne conoscono nemmeno l’esistenza. Permette la fruizione di una raccolta di materiale fragile e preziosissimo con attenti criteri espositivi ma il suo percorso museale, pensato per essere il più attrattivo possibile, richiama un numero esiguo di visitatori per anno.

L’obiettivo del lavoro è stato l’analisi dettagliata di ogni parte del Museo Remondini e della sua storia per giungere alla fine a valutarne la sostenibilità. Il che non è solo il naturale completamento di una disquisizione attorno ad un museo, ma il primo passo per comprendere se e quanto la struttura in questione assolva alla sua funzione all’interno della società. Se un organismo culturale di qualsiasi genere non è in contatto con la
comunità a cui appartiene, non vi intesse relazioni profonde, non contribuisce alla conoscenza delle radici collettive, non è spunto per una riflessione che guardi al futuro, allora questo organismo culturale non è di nessuna utilità. La funzione di un museo non può ridursi alla mera esposizione di materiali, altrimenti votati alla polvere negli archivi e nei depositi di una città e non basta inoltre che la sua presenza faccia sentire i piccoli
paesi più importanti.

 Ripercorrere la storia della famiglia di stampatori alla cui produzione il Museo bassanese è dedicato è stato fondamentale per giungere a questo scopo. E’ emerso come le vicende dell’industria in questione siano state fortemente legate al loro territorio di origine e al contempo, come fossero proiettate in una dimensione nazionale ed internazionale. Il Museo Remondini non si è scordato di dedicare due delle cinque sale della sezione permanente a questi aspetti, per ribadire non solo il suo radicamento profondo nel territorio, ma anche per raccontare come per due secoli la storia dell’industria bassanese abbia generato e si sia intersecata con la storia della società di appartenenza. Ciò è nota di merito per il museo, che avrebbe potuto limitarsi all’esposizione del materiale senza altri obiettivi. Si sa infatti come le sale storiche di un museo dedicato ad opere d’arte rischino di essere ignorate, o addirittura evitate. La decisione è stata invece coraggiosa, puntando alla creazione di un percorso museale leggero e giocoso, impostato sul tema del viaggio e della scoperta, che invogliasse fruitori di vario livello a tenere in considerazione anche questi aspetti spesso noiosi.

 Molto importante è stata anche la conoscenza delle prime vicende museali, non solo per legare la storia della stamperia a quella del Museo, ma anche per comprendere quali potevano essere le conseguenze di una cattiva esposizione. Si può affermare infatti che la progettazione del percorso museale attuale ha meditato sui suoi precedenti per giungere ad una corretta fruizione e tutela del materiale. Il motivo per cui le stampe della
raccolta Remondini giacevano in cassettiere, da cui uscivano solo per prestiti temporanei a mostre, derivò, come abbiamo visto, dal loro soggiorno in una delle sale del Museo Civico di Bassano a partire dalla metà dell’Ottocento. L’esposizione prolungata alla luce naturale ha imbrunito carte di notevole importanza, come ad esempio alcuni esemplari del Dürer. Ne è quindi conseguita l’archiviazione, che ha contribuito alla perdita di interesse nei confronti dei Remondini. Per recuperarne in parte la memoria si è dovuto giungere alla
seconda metà del secolo, tramite una serie di mostre tematiche. Proprio da queste deriva la maggior parte degli scritti che sono stati utilizzati per ricostruire la storia di cui ci siamo occupati e anche i primi slanci di interesse per la fondazione di un museo ad hoc. Quando gli addetti ai lavori giunsero alla decisione di rendere fruibile questo patrimonio, il ricordo delle incisioni “cotte” fu il primo problema su cui lavorare. Ciò è significato non solo la scelta di un’illuminazione speciale, ma anche il criterio espositivo a rotazione delle stampe del fondo. Rotazione che nella mente degli artefici del progetto museale doveva anche invogliare ad una visita frequente al Remondini per vedere esposti sempre nuovi esemplari. Questa accortezza sarebbe da ritenersi saggia e lungimirante, salvo poi constatare che il numero dei visitatori rimane comunque basso. Nel continuo succedersi di immagini sempre nuove non è stata tralasciata inoltre una severa divisione per tipologie di manufatto, per far meglio comprendere le caratteristiche della produzione e per lasciare nel visitatore un ricordo forte delle varie tipologie di stampa.
 Il capitolo dedicato interamente alla creazione e alle peculiarità del Museo Remondini ha sottolineato tutte queste caratteristiche: il percorso dinamico in cui il fruitore è chiamato in vari momenti ad interagire in maniera diretta e attiva con gli espositori e il loro contenuto; l’attenzione per la stampa che non resti solo storia astratta ma diventi anche azione e conoscenza tecnica, con una sala per la didattica in cui vengono tenuti laboratori e corsi di incisione; l’uso di supporti tecnologici per una comprensione più immediata, facile e coinvolgente. Quest’analisi ha permesso di comprendere le grandi potenzialità del Museo, ha chiarito ulteriormente i legami con il territorio e ha mostrato il suo sguardo verso l’esterno.

 E’ stato però doveroso scontrarsi anche con la dura realtà dei numeri. Lo spazio espositivo è stato progettato per essere il più attrattivo possibile, per essere leggero e piacevole, consapevoli gli addetti ai lavori della difficoltà di richiamare visitatori all’interno di un museo che tratti una tematica così speciale. Ma nonostante questo nell’ultimo capitolo si è reso chiaro come il Remondini sia purtroppo da inserire nel lungo elenco di quei piccoli musei locali che faticano a relazionarsi con l’esterno e per questo motivo divengono difficilmente sostenibili. Il nostro museo non è a rischio chiusura, ha ricevuto da ICOM-Italia un premio prestigioso proprio per le sue peculiarità, ma rimane pur sempre un museo locale con tutte le problematiche legate a questa dimensione territoriale. Oltretutto il legame storico con il territorio non si ripercuote nel presente, essendo i nuovi bassanesi quasi insensibili a questa parte fondamentale della loro storia passata.

 Una prosecuzione di quest’analisi potrebbe interessarsi di come il Museo Remondini possa rendersi sostenibile. Si tratta pur sempre di un museo che indaga la storia di un’industria, anche se con produzione che oggi noi definiamo artistica; in quanto tale potrebbe quindi interfacciarsi con le aziende attuali (soprattutto tipografiche) perché possano comprendere la propria storia. Può essere considerato inoltre come ente
museale dedicato alla comunicazione (non a caso i Remondini sono stati spesso associati ai Murdoch del giorno d’oggi) e mettersi in contatto con istituzioni che ne siano interessate.Può ampliare le sue relazioni con le scuole tramite i laboratori. Può rafforzare il legame con gli altri musei dedicati alla stampa e alla carta, la cui rete attuale è solo di facciata senza alcuna ricaduta positiva. Il Museo Remondini avrebbe, in questo senso, grandi possibilità di sviluppo tramite un largo spettro di potenziali sinergie, termine quest’ultimo quasi ossessivo nei recenti dibattiti che trattano la sopravvivenza degli organismi museali colpiti dalla crisi economica.

Di sopravvivenza si parla indicando ai piccoli musei questi stratagemmi ed accortezze gestionali. E’ utile ricordare però che ciò coinvolge la vita economica quanto quella socio-culturale. E chissà che, avendo questa ambivalenza, il secondo aspetto non venga in aiuto del primo.

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA
FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
CORSO DI LAUREA IN STORIA E TUTELA DEI BENI CULTURALI
TESI DI LAUREA
Il Museo Remondini di Bassano del Grappa. Storia, musealizzazione delle opere a
stampa e attuale profilo di sostenibilità.
Relatore:
Prof.ssa Marta Nezzo
Laureando:
Cristina Chiesura chiesura.cristina@gmail.com
Anno Accademico 2012-2013

giovedì 10 ottobre 2013

Musei: nella botte piccola c'è il vino buono


"Chi l’ha detto che possono giocare una partita entusiasmante nel campo del turismo soltanto le grandi realtà?" Inizia con queste parole un articolo di Formazione Turismo che esce dagli schemi tradizionali e presenta nella giusta luce i piccoli musei.
Eccone qualche riga "L’Italia è ricca di gioielli piccoli nelle dimensioni ma grandi nella capacità di custodire tesori artistici. I piccoli musei hanno una loro ragion d’essere: chi pensa che l’arte viaggi solo in autostrada si sbaglia di grosso perché, in realtà, queste stradine della cultura possono rivelarsi, a un occhio attento, come crocevia di vera eccellenza. Ma perché un turista dovrebbe scegliere un piccolo museo?
• Per scoprire l’arte a portata di tempo
Spesso visitare un grande museo richiede un grande investimento in termini di tempo: quante volte avete provato e visitare quel museo tanto famoso ma dei vostri tre giorni di vacanza avete finito col passarne almeno due fermi, in piedi, incastrati in file interminabili? Per visitare i musei più famosi occorre pagare il prezzo della loro notorietà: le code di cui spesso si fatica a vedere la fine. Le lunghe attese alla lunga possono però essere sfiancanti e mal coniugarsi con il poco tempo a disposizione: un piccolo museo, invece, è più accessibile e permette ai viaggiatori di assaporare l’arte senza dover perdere un’infinità di tempo in coda.
• Per la voglia di uscire dagli schemi
Quando si ritorna da un viaggio a volte si ha la sensazione di aver battuto strade già tracciate da altri. Hai visitato quella certa città? Allora sarai di certo andato in quel certo museo. Del resto è il più grande, il più famoso: come avresti potuto non visitarlo? Al rientro, così, ci si ritrova a parlare a chi quella città l’ha già visitata senza avere nulla di davvero nuovo da raccontare. Come parlare di un film già visto. Il film lo si racconta dal proprio punto di vista, certo, eppure è difficile scacciare quell’odore di prevedibilità. Visitare un piccolo museo può invece voler dire scoprire un grande patrimonio in tutti i sensi: sia per quanto riguarda le opere che in quei pochi metri quadrati sono contenute sia per quanto riguarda le tracce che quella visita lascerà nei nostri ricordi."

Ecco il link dove trovare la versione integrale

giovedì 12 settembre 2013

La nuova Newsletter dei Piccoli Musei


E' appena uscito il primo numero della newsletter dei Piccoli Musei curata da Caterina Pisu. Si parla del prossimo convegno di Assisi, e dei progetti in cantiere. Ecco uno stralcio:
"L'APM, in collaborazione con il quotidiano Il Messaggero, sta preparando un nuovo progetto che avrà inizio il prossimo autunno. Si tratta di un concorso che si ispira al britannico Telegraph Family Friendly Museum Award, ideato da Kids in Museums. L'obiettivo non è solo premiare i musei preferiti dalle famiglie attraverso un concorso che si svolgerà online dalle pagine de Il Messaggero, ma soprattutto mettere in evidenza il rapporto tra i musei e questa categoria di visitatori. Abbiamo già ottenuto l'adesione di soprintendenze, sistemi e reti museali, singoli musei. Per quest'anno il concorso interesserà le regioni in cui è diffuso Il Messaggero, ovvero Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. I responsabili dei musei ubicati in queste regioni, che sono interessati al concorso e che sono disponibili a concedere l'ingresso gratuito oppure una riduzione sul biglietto d'ingresso ai lettori de Il Messaggero, possono contattare via e-mail Caterina Pisu (caterinapisu@alice.it) per avere ulteriori informazioni."

La trovate anche sulla nostra pagina Facebook:
https://www.facebook.com/pages/Associazione-Nazionale-Piccoli-Musei-APM/353933627964466

sabato 7 settembre 2013

Piccoli musei di Puglia: un articolo di Lorenzo Madaro su Repubblica.


Li chiamano piccoli musei. Non sono contenitori di grandi eventi e spesso vanno avanti solo grazie al volontariato di studenti e associazioni. In Puglia ci sono numerose piccole realtà, spesso appartate rispetto ai canonici percorsi. Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’APM, l’associazione nazionale dei piccoli musei  piccolimusei.com), è convinto che «in Italia questa categoria sia pari al 90% del patrimonio museale del paese. L’idea dominante è che il piccolo museo sia qualcosa che deve crescere, non un soggetto compiuto meritevole di normative adeguate. Perciò se non fosse per il rapporto con la comunità locale, sarebbe abbandonato a se stesso.
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di realtà disgiunte dal fermento turistico che sta investendo la nostra regione. I finanziamenti del recente bando sui musei promosso dalla regione Puglia lasciano però sperare in un risveglio, così come una serie di iniziative volte alla loro messa in rete: rientra in questa mission il progetto MuseoWebLab, che grazie al bando Principi attivi mapperà le piccole realtà museali salentine. Chiara Costantino di 34° Fuso, l’associazione promotrice, ci anticipa che «S’intende ripensare i musei, sia nel loro ruolo all’interno del territorio che nelle modalità gestionali. Anche attraverso l’utilizzo di strategie di comunicazione di tipo 2.0, non come mero strumento di marketing ma come processo sociale che crea relazioni e interazioni tra museo e visitatori». Ad Assisi l’11 novembre si terrà il quarto convegno annuale dell’APM, potrebbe essere l’occasione giusta per riflettere anche sui piccoli musei di Puglia.
Tra i relatori: Silvano Palamà della Casa-museo di Calimera.
(da Repubblica, ed. Bari, 6 settembre 2013, p. XIII)

domenica 25 agosto 2013

I musei di Hong Kong. Un post di Ilenia Atzori


Durante un recente soggiorno ad Hong Kong, ho potuto visitare alcuni tra i maggiori musei della città:  l'Heritage Museum, l'Hong Kong Museum of Art, l'Hong Kong Museum of History, il Science Museum e l'Hong Kong Space Museum.
Prima della partenza mi documentai sui relativi siti internet, leggendone le caratteristiche generali. In particolare, mi colpirono le aree wifi gratuite (quasi sempre presenti) e le informazioni dedicate all'accesso delle persone disabili (scivoli, ascensori, bagni).
Alcuni proponevano anche sia le visite guidate, sia le audio guide comprese nel prezzo.
Per quanto riguarda la loro presenza online, la maggior parte di essi ha una sua sezione all'interno del portale governativo "leisure and cultural services department" (http://www.lcsd.gov.hk/), nel quale poi si trova il link che porta al sito internet dello stesso . È il caso del Science Museum, dell'Hong Kong Museum of History, del l'Hong Kong Space Museum, l'Hong Kong Museum of Art (il cui sito, però, è interamente in cinese).
Per quanto riguarda la loro presenza sui social network, alcuni di essi hanno una propria fanpage su Facebook: Hong Kong Museum of History (https://www.facebook.com/pages/Hong-Kong-Museum-of-History/10661604228), Hong Kong Science Museum (https://www.facebook.com/hkscm), Hong Kong Space Museum (https://www.facebook.com/hkspacem), oltre alla più generale pagina "visit Hong Kong museums" (https://www.facebook.com/VisitHKMuseums). Su Twitter, invece, non sono riuscita a rintracciare alcun profilo dei musei...
Una volta sul posto, ho osservato un'altra caratteristica che mi ha piacevolmente colpita: ciascun museo ha, al suo interno, un'area didattica o di relax dedicata interamente ai bambini. Che sia all'interno dell'esibizione, come nel caso dell'Hong Kong Museum of Art, ad esempio, o l'intero piano terra trasformato in area giochi, come all'Heritage Museum, quest'area non manca mai. Quando sono all'interno dell'esposizione, servono per aiutare i bambini a capire cosa stiano osservando: possono toccare con mano gli oggetti, colorare, disegnare, giocare... Il Science Museum, in questo, merita una menzione speciale, perché è pensato come un "museo-gioco", adatto quindi soprattutto alle visite di famiglie con bambini: si imparano i meccanismi della scienza sperimentando e giocando, lungo l'intero percorso del museo.
Controllando sul sito internet del museo, la mia attenzione è stata attratta dall'Education Services, nel quale si trova una sezione denominata "education programme", suddiviso a sua volta in "Teacher Development" e "Student Programme": cliccando sul primo link, possono trovarsi notizie su eventuali workshop e seminari dedicati agli insegnanti ("the Museum not only cares for the students but also concerns about the career development of teachers. To cater for the needs, various kinds of exhibition preview sessions, seminars, enrichment workshops have been and will be held so as to enrich teachers in their knowledge of professionalism and teaching aids"*); sul secondo, invece, progetti educativi pensati per gli studenti.
Tra i lati negativi di questi musei, il divieto di fotografare i reperti, nella maggior parte di essi. Cito dal sito dell'Heritage:

Visiting Rules **
To protect intellectual rights, photography or video shooting is prohibited inside the exhibition area. Any person who conducts unauthorized photography or video shooting will be asked to leave the area.
Please do not write on, mark, soil or damage any exhibit, installation, wall or facility in the exhibition area.
Large bags are not allowed inside the exhibition venue.
Please do not make excessive noise, run, play, eat or drink inside the exhibition area.
Please also refrain from using mobile phones inside the exhibition area.

Da questo punto di vista, insomma, non esistono molte differenze tra i musei di Hong Kong e quelli italiani...

Ilenia Atzori
ilenia.atzori@gmail.com
@Il3ni4

*Il museo non si cura solo degli studenti, ma è attento anche alla crescita degli insegnanti. Per venire incontro alle loro necessità, sono stati e verranno organizzati seminari, workshop, sessioni in cui le mostre verranno presentate in anteprima, in modo da arricchire la professionalità degli insegnanti e le loro capacità di insegnamento.

**Per proteggere i diritti intellettuali, all'interno dell'area espositiva è proibito fotografare o filmare. Chiunque verrà colto nell'atto di fotografare o filmare le esposizioni verrà allontanato
Per favore, non scrivere, incidere, sporcare o danneggiare le installazioni esposte, le pareti o le attrezzature nell'area espositiva
Non è permesso introdurre borse di grandi dimensioni
Vietato fare eccessivo rumore, correre, giocare, mangiare o bere nell'area espositiva
Astenersi dall'utilizzo dei cellulari all'interno dell'area espositiva

mercoledì 21 agosto 2013

La professione museale: che cosa è cambiato e che cosa ci riserverà il futuro


La professione museale: che cosa è cambiato e che cosa ci riserverà il futuro.
Una guida, scritta con grande competenza da Caterina Pisu, alle opportunità di lavoro in Italia e all'estero, alla luce delle novità che stanno trasformando il settore dei musei
Qui è possibile visionare la scheda del libro e leggerne le prime pagine: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1020190

Riprendo da un post della pagina Facebook dell'Associazione Nazionale Piccoli Musei:
Come descritto nella prefazione del Prof. Giancarlo Dall'Ara, non ci si è proposti, certamente, di creare la «“formula magica” in grado di risolvere gli ormai cronici problemi occupazionali che affliggono il mondo dei beni culturali», ma si è cercato, innanzitutto, di analizzare le trasformazioni che, negli ultimi anni, hanno interessato il mondo museale, in particolar modo a seguito dello sviluppo di Internet e del Web 2.0, ed anche in virtù di una nuova apertura del settore verso attività di tipo sociale finalizzate al coinvolgimento di varie categorie di utenti e al superamento delle problematiche che affliggono la società moderna.
L'analisi è partita, obbligatoriamente, dalla Carta nazionale delle professioni museali per poi descrivere i numerosi profili professionali che sono nati, per esempio, nell'ambito del Marketing, della Comunicazione e, come si è già accennato, del Web 2.0, e che sono diventati importanti anche per il settore dei musei.
Si è cercato, inoltre, di dare un taglio pratico alla pubblicazione per agevolare la ricerca di lavoro di chi è insegue opportunità sia in Italia che all'estero: sono state inserite 138 schede e link di enti di formazione, società, aziende, musei e associazioni italiane e straniere, che ci si propone di ampliare nelle prossime edizioni.
Alle aziende e ai musei italiani nei cui siti web è data la possibilità di inviare i propri curricula, sono state dedicate ventuno pagine.
Questo libro è la prima pubblicazione realizzata per l'Associazione Nazionale Piccoli Musei, cui saranno devoluti interamente i proventi delle vendite per la realizzazione degli scopi indicati nello statuto, in special modo per lo svolgimento delle attività di studio, di ricerca, di divulgazione e per l'organizzazione dei convegni nazionali annuali.

domenica 11 agosto 2013

Chiudere i musei non è "razionalizzare", ma non saper gestire le risorse culturali


Cominciamo dalla notizia, poi un breve commento.
Leggiamo su "Il Piccolo": "(...) Il civico museo del Risorgimento di piazza Oberdan (dal 2 agosto) e il civico museo Morpurgo di via Imbriani (dall’8 agosto) aperti solo su richiesta (per appuntamenti telefonare il giorno prima  (...).
La cultura a Trieste chiude per ferie? «Non scherziamo», mette le mani avanti il sindaco ed ex assessore alla Cultura Roberto Cosolini, all’oscuro di questi cambiamenti agostani diffusi dall’ufficio stampa del Comune. Non si tratta di chiusure, ma di una razionalizzazione. Nessuna estate della cultura. «Abbiamo il personale contato e lo utilizziamo nei musei dove serve. Non ha senso tenere aperti musei dove vanno due persone al mese. È chiaro che musei pochissimo frequentati come il Risorgimento e il Morpurgo possiamo tenerli aperti e tenere il personale impiegato là. Va a finire che teniamo chiusi i musei dove la gente va come il Revoltella o il Sartorio. Per questo si è deciso di aprire solo su prenotazione», spiega il primo cittadino. «Bisogna fare quello che si può con quello che si ha», è la filosofia cosoliniana.
Nessuna chiusura estiva, comunque. Piuttosto prove di razionalizzazione in vista di quella rivoluzione dei musei annunciata più volte dall’assessore Franco Miracco e ancora tutta da definire. «Ci sono troppi musei piccoli, una concentrazione farebbe bene» concorda Cosolini".
Trovate l'articolo completo qui:
http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2013/08/10/news/piccoli-musei-aperti-a-singhiozzo-1.7561542

Un breve commento: Vorrei evitare di parlare di Trieste, perché il caso non è limitato a quella città, ma è nazionale. Se in una grande città, meta turistica di primo piano, in un museo (la dimensione davvero non c'entra niente) ci vanno solo due persone al mese, il problema non può essere imputato al museo, o ai suoi contenuti, ma alla gestione.
Prima di chiudere (e di "concentrare") sarebbe bene provare ad impostare una gestione diversa, adatta alle piccole strutture museali, aperta ai residenti e accogliente (marketing dell'accoglienza). E affiancare al nuovo modello gestionale anche una presenza attiva e coerente sul web!
Chiudere è la soluzione più semplice. Ma possono gettare la spugna, possono permettersi questo lusso, città che custodiscono tesori straordinari, senza aver provato prima nuove strade per la loro valorizzazione? In una situazione difficile come questa, vedere tanti beni culturali chiusi anziché aperti, così da svolgere la funzione di attrattori, non è un esempio di politica illuminata. Né di "razionalizzazione".
Eppure una gestione su misura, e appassionata di un museo, fa miracoli.
Se può servire segnalo il 4° Convegno Nazionale dei piccoli musei in programma l'11 e il 12 novembre ad Assisi, un convegno che sarà ricco di casi "piccoli" e di successo.

sabato 10 agosto 2013

Musei Social: una ricerca


Segnalo la recensione ad una ricerca su quanto siano Social i Musei, pubblicata da Tafter, e della quale anticipo qualche riga:
"Anche i musei, come molte realtà e soggetti, devono ormai fare i conti con la loro dimensione social e l’appeal che generano all’interno della comunità 2.0.
Lontani erano i tempi in cui gli istituti culturali misuravano il loro indice di gradimento unicamente con il numero di visitatori, sebbene classifiche di tal genere continuino ad accaparrarsi la loro fetta di interesse.

Al giorno d’oggi i criteri di popolarità si basano invece anche su indici quali Pagerank, utenti unici al mese e numero di like e follower. A rilevare tali aspetti, mettendoli a confronto con i dati di affluenza reali degli spazi espositivi, è la piattaforma Museum Analytics, che registra giornalmente informazioni on line e off line di oltre 3.000 musei.
(...)
Andando ai dati, si legge come a dominare e la classifica dei musei più social ci sia il MoMa di New York, che con i suoi 1.344.535 amici su Facebook e i 1.341.339 di follower su Twitter, si aggiudica lo scettro del più popolare on line. A seguirlo è la Saatchi Gallery di Londra, che tuttavia non raggiunge ancora il milione di utenti in nessuno dei social network, ma che supera il Louvre di Parigi, da tempo in vetta per numero di biglietti annui venduti.
Tra i primi dieci posti ci sono tre spazi newyorkesi, quattro londinesi, due parigini e l’Acropolis Museum di Atene. Subito dopo appare il Prado di Madrid e altri musei internazionali come il MOCA di Taipei o il Museo Frida Khalo in Messico".

Trovate tutto qui:
http://www.tafter.it/2013/04/15/musei-social-si-ma-quanto/

venerdì 26 luglio 2013

Cosa possono imparare i piccoli musei dagli alberghi diffusi?


Devo ringraziare il Gal Trasimeno Orvietano, ed in particolare la dottoressa Francesca Caproni che mi ha chiesto di tenere due incontri pubblici su due temi apparentemente diversi e “slegati” tra loro: l’albergo diffuso e l’ecomuseo, in un contesto, quello dell’Umbria, fortemente caratterizzato dalla presenza di piccoli borghi e piccoli musei.
Nei due incontri svolti sul Trasimeno ho provato a sostenere diverse tesi.
Qui ne vorrei riprendere una.
Come certo sapete l’Albergo Diffuso è un modello di ospitalità italiana, e più esattamente una forma di rete molto evoluta in grado di offrire prodotti e servizi che altre forme di ospitalità faticano a dare, ma che ha anche l’obiettivo di valorizzare ciò che esiste nel territorio rispettando l’ambiente e il paesaggio, e di svolgere la funzione straordinaria di valorizzare le piccole cose di tutti i giorni che circondano la vita degli abitanti dei borghi. A cominciare dalle testimonianze del passato e dei beni culturali, con l’obiettivo non di museificare, ma di rendere viva questa realtà.
Negli incontri ho sostenuto anche la tesi che l’albergo diffuso funziona se la sua gestione ha le radici nel territorio, e se riesce a declinare la cultura dell’accoglienza locale in una forma di ospitalità che deve essere imprenditoriale e professionale.
Proprio questo è il tema che ci permette di guardare alle problematiche museali in un’altra ottica, che è l’ottica dello sviluppo possibile.
A ben vedere infatti la maggior parte dei musei, e in particolare quelli di piccola dimensione, vive una situazione di grande difficoltà; ma i problemi non sono certo legati ai beni culturali, ai contenuti dei musei, ma alla loro gestione.
Ed ecco che guardando la gestione degli Alberghi Diffusi i piccoli musei possono trovare nuovi stimoli e nuova linfa, nuove idee e nuove modalità, più semplici e più adatte alla loro specificità che è quella di essere legati al territorio e alla comunità locale.
E interpretando e rivedendo il modello gestionale dei piccoli musei alla luce della gestione degli AD, si vede quanto le potenzialità per svolgere meglio la propria funzione museale, siano enormi.
Dunque c’è un legame tra AD e realtà museale che permette di guardare quel particolare tipo di museo e di progetto di rete che è l’Ecomuseo, in un ‘ottica nuova e diversa.

Grazie anche a Eleonora Fioriti, dell'Albergo Diffuso Borgo Sant'Angelo, di Gualdo Tadino che ha portato la sua bellissima testimonianza agli incontri.

lunedì 15 luglio 2013

Dieci tesi sui piccoli musei e…un invito al Ministro della Cultura, Massimo Bray


1. Il 90% dei musei italiani è di piccola e piccolissima dimensione…

2. …eppure le norme sono sempre concepite a misura dei musei di grande dimensione. E’ stato creato un “museo astratto” che in realtà non c’è.

3. Perciò, a causa di queste norme, per il Ministero e le Regioni, la metà dei musei italiani semplicemente non esiste.

4. Il problema dei musei italiani non è la promozione o la pubblicità, ma la gestione. In particolare occorre pensare a competenze e modelli gestionali diversi da quelli attuali e che siano più adatti alla piccola dimensione..

5. Il volontariato può fare molto per i musei, ma va incentivato e formato.

6. Piccola dimensione non significa solo disporre di spazi limitati, ma poter allacciare legami più stretti con il territorio e la comunità locale. Quindi la “piccola dimensione” è un “grande valore” da promuovere!

7. L’11 e il 12 novembre ad Assisi si incontrano i piccoli musei italiani per discutere tutti questi temi. Il Ministero non ha ancora partecipato ai nostri Convegni. Ministro Bray, perché non viene a sentirci?

8. Se verrà, si accorgerà che il ruolo dei Piccoli Musei è fondamentale, che i musei non sono fatalmente destinati a chiudere, e che anzi il loro sviluppo è possibile…

9. …se verrà, si accorgerà che talvolta le Istituzioni non sanno aiutare i musei a nascere e a crescere, e non di rado addirittura complicano la loro esistenza…

10. …se verrà, si accorgerà che tra i musei italiani ce ne sono molti che hanno idee, competenze e progettualità nuove, finalizzate al loro sviluppo e a quello dei territori in cui si trovano.

Prof. Giancarlo Dall’Ara
Presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei

giovedì 20 giugno 2013

Verso un modello di museo multifunzionale




La multifunzionalità dei musei è una delle tesi di questo blog. E' una delle modalità possibili per garantire l'apertura di tanti piccoli musei. E non è solo una tesi di ricerca cara all'APM, ma è anche un trend in atto.
Nell'immagine un esempio di questi giorni.

sabato 15 giugno 2013

1/5 dei musei italiani non raggiunge i 100 mq. Ma le norme sono scritte per musei di grande dimensione

E' evidente che questi musei non possono essere gestiti come gli altri. Occorre una nuova cultura gestionale, di marketing, di comunicazione, occorrono nuove competenze, occorrono nuove modalità espositive... occorrono norme specifiche. Per un confronto su questi temi è nata l'Associazione Nazionale dei Piccoli Musei (APM), per questo vi aspettiamo al Convegno Nazionale di novembre, ad Assisi.

Seguici anche su Facobook
https://www.facebook.com/pages/Associazione-Nazionale-Piccoli-Musei-APM/353933627964466?ref=tn_tnmn

giovedì 6 giugno 2013

Accoglienza alla Certosa. Quale divieto manca?


Accoglienza alla Certosa di Pavia: Manca ancora qualche divieto?

Commento:
Non c'era un modo migliore per far rispettare le norme? un modo più accogliente?
e magari anche responsabilizzante? 

Per l'immagine grazie a Valentina Dell'Orto (@dellortovaly)

sabato 1 giugno 2013

Programma aggiornato del 4° Convegno Nazionale dei Piccoli Musei





  

Musei accoglienti:
una nuova cultura gestionale per i piccoli musei

QUARTO CONVEGNO NAZIONALE
aperto a tutti

(bozza, maggio 2013)


Prima Giornata
Assisi, 11 novembre 2013
ore 15.00


Saluti
Ing Claudio Ricci, Sindaco di Assisi
Giorgio Tonelli, Assessore alla Cultura del Comune di Castenaso
Daniele Milano, Assessore Cultura di Amalfi
Luigi Tardioli, Presidente CST

Introduce e coordina Gennaro Pisacane, Vicepresidente APM


ore 16.00 Prima Sessione: Lo Scenario dei Piccoli Musei in Italia


“I Piccoli Musei in Italia, Giancarlo Dall'Ara – Presidente Associazione Nazionale Piccoli Musei
I Musei di Quartiere”, Caterina Pisu, Coordinatore Ricerca e Comunicazione Associazione Nazionale Piccoli Musei
“Piccoli Musei Low Cost”, Paolo Desinano docente CST

ore 17.00 Seconda Sessione: Musei 2.0

"Il digitale per i piccoli musei", Giampaolo Proni – Università di Bologna
“Il museo partecipativo”, Elisa Bonacini Archeologa, Dottoranda di Ricerca in Scienze Umanistiche e dei Beni Culturali all'Università di Catania
“Le #Invasioni Digitali, 7 mesi dopo”, Fabrizio Todisco, ideatore di #Invasionidigitali


Seconda Giornata
Assisi, 12 novembre 2013

                                                                       Ore 9.30

Introduzione ai lavori
Giorgio Gallavotti, Il museo del bottone di Santarcangelo


ore 10.00 Terza Sessione: Normative e forme di finanziamento per i Piccoli Musei

Normative per la qualità nei Piccoli Musei, Anna Boccioli
”Le fonti di finanziamento dei piccoli musei”, Lucia Galasso, direttore del Museo della Civiltà Contadina e dell'Ulivo di Pastena

ore 11.00 Quarta Sessione: Gestire un piccolo museo. Esperienze e Buone Prassi

Allestire un piccolo Museo”, Valeria Minucciani, Professore aggregato di Allestimento e Museografia del Politecnico di Torino ok
“Piccoli Musei Angeli per Viaggiatori”, prof. Stefano Consiglio, Università Federico II, Napoli
"L'esperienza della Casa-museo di Calimera, Silvano Palamà
“I pubblici dei musei d'arte antica a Roma: "grandi" e "piccoli" musei del sistema capitolino a confronto tra criticità e sinergie”, Lucrezia Ungaro, Curatore Archeologo, Responsabile Valorizzazione del patrimonio dei Musei Archeologici e Polo Grande Campidoglio
“Children’s Museum”, Marco Milanese, Biddas- Museo dei Villaggi Abbandonati della Sardegna (Sorso)




Se pensate di partecipare portate con voi i materiali del vostro museo (opuscoli, presentazioni, guide...). Fate del convegno anche una occasione per farvi conoscere.

mercoledì 29 maggio 2013

Il tavolo di lavoro di Assisi in vista del convegno di novembre


Assisi. Si è tenuto stamane il tavolo di lavoro regionale in vista del Convegno Nazionale dei piccoli musei, in programma a novembre. 40 i presenti nell'Aula Magna dell'Università (CST). Molti i temi affrontati e gli spunti in vista del convegno ( fare rete, turismo e territorio, normative, aspetti gestionali, buone prassi....). Molto anche l'interesse per l'iniziativa e per il ruolo che l'Associazione sta avendo in favore dei piccolo musei. Grazie a tutti
p.s. non mancate al convegno di novembre e portate con voi la documentazione sul vostro museo

domenica 26 maggio 2013

Musées (em)portables 3a edizione. Un accordo con l'Associazione Nazionale Piccoli Musei


L’Associazione Nazionale Piccoli Musei ha accolto con entusiasmo l’invito rivolto da Museumexperts, ad essere partner internazionale della manifestazione Musée (em)portables, il grande evento - giunto alla terza edizione - che ha lo scopo di avvicinare i visitatori ai musei attraverso i più usuali strumenti di comunicazione: i cellulari. Caterina Pisu, coordinatrice APM, sarà nella giuria che sceglierà i video realizzati dai visitatori dei musei, che saranno premiati. Con la bella esperienza fatta in Italia con #Invasionidigitali sono certo che il nostro Paese potrebbe aggiudicarsi un premio!

lunedì 20 maggio 2013

Musei e volontariato. Caterina Pisu fa chiarezza


Caterina Pisu, Coordinatore Ricerca e Comunicazione dell'Associazione Nazionale Piccoli Musei, che sul suo blog e sulla sua pagina Facebook ha scritto: «Il fatto che il MiBAC si sia appellato ai volontari per aiutare a tenere aperti i musei il 18 maggio, fornendo assistenza ai visitatori, significa invadere qualche specifico campo professionale? Si tratta di una funzione da archeologo o da storico dell’arte o da museologo o da antropologo? Non mi sembra». E continua: «L’unico appunto che si può fare al MiBAC è che, forse, impauriti dalla reazione dei professionisti al loro appello, non sono riusciti a mantenere la lucidità necessaria per fornire le corrette giustificazioni e hanno dato l’impressione di “annaspare” in acque agitate». A suo giudizio l’hasthtag #no18maggio è un errore «perché i problemi dell'occupazione dei professionisti [...] certo non sono causati dall'utilizzo dei volontari per una giornata come la Notte dei Musei. Non è stato richiesto di fornire una prestazione professionale ma di assistere i visitatori a supporto del personale di custodia, niente a che fare con il lavoro di un archeologo. Direi che in questa circostanza, una protesta così impostata è completamene fuori obiettivo, perché ha ribaltato una situazione che talvolta, purtroppo, si verifica: cioè l'uscita dai propri confini operativi dei volontari che invadono il campo d'azione dei professionisti. In questo caso, invece, quello che è un lavoro che un volontario può svolgere senza danneggiare nessuno, e che ha diritto di svolgere quando si tratta di occasioni di questo tipo che comportano una partecipazione generale, viene loro negato dai professionisti».
ripreso da:
http://www.vita.it/non-profit/volontariato/notte-dei-musei-cui-prodest-boicottarla.html

sabato 18 maggio 2013

Tavolo di lavoro sui Piccoli musei: 29 maggio 2013, Assisi


Si avvicina la data dell'incontro di Assisi. L'appuntamento vuole essere molto concreto. Vorremmo individuare con voi i temi di maggiore interesse da affrontare al Convegno Nazionale che si terrà sempre ad Assisi in novembre. In questo momento c'è molta attenzione all'Ass.ne Nazionale dei Piccoli Musei e ai temi che contraddistinguono la nostra realtà. Vi aspettiamo per parlarne assieme!

mercoledì 15 maggio 2013

Il museo archeologico di S. Agata Feltria


Sabato scorso è stato inaugurato il piccolo museo archeologico di S. Agata Feltria (RN). Il museo è stato realizzato grazie al volontariato. L'Ass.ne senza fini di lucro "Comitato dei Beni culturali di S. Agata Feltria", ha finanziato il museo e ora lo gestisce. Ovviamente la scientificità del progetto è stata curata da una Università (Urbino) e tutto è avvenuto sotto il diretto controllo della Sovrintendenza competente. L'ingresso è gratuito. Il museo aderisce all'Associazione Nazionale Piccoli Musei che in provincia di Rimini è particolarmente rappresentata.

sabato 4 maggio 2013

Accoglienza nei musei.

Accoglienza nei musei.: Accoglienza nei musei.

Qui non si possono fare foto. C'è bisogno di un nuovo modello di gestione dei musei.



Ho scritto questo breve testo in occasione del lancio delle #Invasionidigitali.
Devo riconoscere, a malincuore, che ancora una parte dei musei italiani si riconosce in un modello gestionale che si potrebbe definire il modello del NO:
Non toccare,
Non fare fotografie,
Non parlare,
Non entrare col passeggino,
Non sedersi,
Non portare l’ombrello,
Non entrare con lo zainetto,
Non disturbare,
Non calpestare…
Ma anche:
Riservato a …,
Entrare uno alla volta…,
Entrare solo se …,
Vietato a…
Certo qualche “no” è necessario, anche se va ricordato che ci sono molti altri modi più gentili ed efficaci per gestire informazioni e divieti; ma non entro nel merito e mi limito a constatare che i risultati di questo modello sono sotto gli occhi di tutti: i musei sono poco accoglienti, e più di qualcuno è a rischio chiusura, visto il modestissimo numero dei visitatori.
Ecco, #Invasionidigitali è stata anche l’occasione per ripensare all’attuale modello gestionale di musei, e siti culturali, e lo sarà ancor di più in futuro.

lunedì 29 aprile 2013

Musei in Italia. Dati ufficiali



Purtroppo in Italia si continuano a dare numeri sui musei assolutamente discutibili. I 3.409 musei musei non statali comprendono solo una parte dei musei esistenti nel paesi, e trascurano gran parte dei piccoli e quasi tutti i piccolissimi musei, non allineati alle normative che - come sostiene questo blog - sono state scritte su misura di musei grandi e ideali.

mercoledì 24 aprile 2013

La reputazione on line del patrimonio museale italiano



Stimolato da un tweet di Robi Veltroni e da uno di Ideazione, ho letto un articolo sulla "reputazione" dei siti culturali italiani, così come veicolata da TripAdvisor. Ecco qualche riga davvero interessante:
“La Reggia di Caserta è uno spettacolo” esordisce un visitatore di Matera che, infatti dà alla Reggia 4 stelline su 5, ma continua, “Sarebbe ancor meglio se la guida durasse mezz’ora in più per poter ammirare con più calma le stanze e senza affanno!!! I giardini sono bellissimi e immensi (…) visitarli in bicicletta è stato piacevolissimo (6 euro all’ora per la bici elettrica, 4 per quella normale, ma è possibile richiedere un piccolo sconto). I giardini non sono tenuti come meriterebbero. Se questa reggia fosse altrove, in Austria, in Francia sarebbe certamente tenuta benissimo, ben illuminata, pulita e ristrutturata. Una tristezza infinita. Il personale non è professionale: in biglietteria, all’interno della reggia domina il pressappochismo….”. (...)
Ogni recensione - continua l'articolo - narra in poche righe una storia. Per la maggior parte sono racconti in cui predomina la meraviglia e lo stupore ma, nel “libro” delle esperienze di visita non mancano brani che parlano di graffiti che deturpano edifici millenari, di casse che non accettano bancomat, a volte addirittura di cani randagi e di “ascensori per disabili troppo angusti per farci entrare una carrozzina da adulto”.

Non c’è solo l’incuria nel mirino delle critiche dei viaggiatori che si soffermano, soprattutto per gli edifici che non presentano evidenti problematiche di abbandono, sulla concezione del museo sottolineandone la scarsa interattività o la poca razionalità nell’organizzazione delle visite. “Immaginavo il dipinto scolorito e di dimensioni ridotte invece mi ha sorpreso: la qualità del restauro ha restituito al visitatore tutta la bellezza dell’opera leonardesca e le sue dimensioni sono tutt’altro che ridotte”. Esordisce così una turista romana nella sua recentissima recensione, intitolata “emozione”, avente come argomento il cenacolo vinciano, che continua: “Peccato l’organizzazione della visita che non ci ha permesso di goderne fino in fondo: vengono mescolate gite scolastiche con insegnante-guida al seguito (che parla a voce alta) a visitatori privati ai quali resta molto difficile concentrarsi ed ascoltare la propria audioguida che viene sovrastata dalle voci. Dovrebbero riservare uno o più quarti d’ora (veramente poco) alle sole gite anche se non raggiungono il numero massimo di visitatori ammessi al cenacolo. Non occorre raggiungere ad ogni costo il numero di prenotazioni ammesse. E’ più importante permettere ai visitatori di concentrarsi in silenzio. L’opera d’arte non è un business, è un tesoro da rispettare”.

Se volete leggere l'articolo integrale (con il link per scaricare la ricerca), eccolo:
http://www.ideazionesrl.it/crazy-but-wonderful/