sabato 13 aprile 2013

Biglietto nei musei. Anche quando sono piccoli e non visitati?


Un commento all'articolo del Corriere della Sera "Tutti i musei pubblici d'Italia
guadagnano meno del Louvre", del quale riporto in fondo al post una breve sintesi e il link.
Tanta verità, ma anche tanta superficialità nell'analisi. Se un museo è il frutto del volontariato ed è gestito da volontari, non rappresenta un costo per lo Stato (anzi!); ed è corretto e giusto - e anche bello e incentivante - l'ingresso con offerta libera.
Daltronde lo stesso giornalista ammette che è così che si trattiene un ospite in un territorio, e si genera indotto economico.
Chi ha gestito un museo sa che i biglietti, e il loro costo, disincentivano non poco le visite, quando il museo non è un must; in quei casi meglio puntare sull'ingresso libero, testimoniando un cultura accogliente, così da fidelizzare e magari creare network sociali, e facendo pagare eventualmente le visite guidate, i souvenir, i libri, la didattica e gli altri servizi..., o organizzandosi in rete con altri operatori del territorio per rientrare delle spese.
In ogni caso, l'esperienza dimostra che se il museo di piccola dimensione è gestito con passione, l'offerta libera rappresenta un incasso superiore agli incassi da biglietto.
Personalmente sostengo che i musei dovrebbero risolvere i loro problemi economici in due modi:
- cambiando il modello gestionale,
- uscendo dalle mura del museo, prevedendo cioè servizi anche fuori dal museo (si pensi solo agli itinerari culturali, chi meglio di un museo potrebbe gestirli?).

Le #Invasionidigitali che si stanno preparando questi giorni sono una bella "provocazione", utile a tutti (anche ai giornalisti) a pensare ad un modo diverso e più accogliente di gestire i siti culturali nel nostro Paese.


#Invasionidigitali? Trovate tutto qui:
www.invasionidigitali.it


A proposito dell'immagine in alto
L'immagine ritrae un elmo del 4° secolo A. C. che dal mese prossimo sarà esposto in un nuovo, piccolissimo museo archeologico, interamente frutto del volontariato, gestito da volontari, con l'ingresso ad "offerta libera".
Se non si fosse fatto così l'elmo starebbe dimenticato in un campo, o sarebbe finito in chissà quale scantinato.


L'articolo del Corriere che ho commentato
Difficile riassumere in poche righe l’articolo di Stella sul Corriere, dal quale prende spunto questo post. Il giornalista sostiene giustamente che “statue e dipinti, fontane e ville rinascimentali non hanno come obiettivo principale fare soldi. Prima vengono la tutela e la condivisione del patrimonio che ci hanno lasciato i nostri avi. Ed è giusto che sia così. Non c’è museo al mondo che possa reggersi sui biglietti”. Sostiene poi che “c’è bisogno che le casse pubbliche (sapendo che poi gli investimenti rientrano generando ricchezza con tutto l’indotto intorno, dagli hotel ai caffè, dagli Internet point ai b&b) si facciano carico di una parte delle spese.
“È una questione di scelte – prosegue - offri musei e siti archeologici e palazzi nobiliari gratis o quasi per attirare turisti sapendo che spenderanno poi nelle trattorie, nelle paninoteche, nelle locande, nelle botteghe. Il guaio è che nel nostro caso l’impressione netta è che a decidere sia la sciatteria, l’improvvisazione, la confusione totale. Senza un minimo di progetto. Di visione strategica.
Ma chiede poi “È accettabile che entrino gratis uno su due dei visitatori dei musei in Campania e nove su dieci (1.347.316 contro 140.876) in Friuli-Venezia Giulia?” e poi “La media nazionale, del resto, è illuminante: per vedere i nostri tesori, i visitatori costretti ad aprire il portafogli sono solo 16 milioni su 36 e mezzo: venti entrano gratis.” E via di questo passo.
L'articolo integrale è qui:
http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_11/tutti-musei-pubblici-italia-guadagnano-meno-louvre-26-euro_d15f2bc0-a266-11e2-b92e-cf915efd17c3.shtml



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