sabato 8 febbraio 2014

Sistemiamoci! I musei della provincia di Viterbo, un’occasione a perdere?


Pubblichiamo anche noi l'articolo di Francesca Ceci, apparso su La Loggetta nel mese di dicembre 2013:
"Il Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano, presieduto dal prof Stephan Steingräber e con un comitato scientifico di archeologi e tecnici del quale fa parte anche chi scrive, ha preso parte a un interessantissimo e agguerrito incontro promosso dall’Associazione Nazionale Piccoli Musei, dal titolo Musei accoglienti: una nuova cultura gestionale per i piccoli musei (quarto convegno nazionale aperto a tutti, Assisi 11-12 novembre 2013).
L’occasione è stata stimolante e foriera di molte idee, ma ha anche portato a tristi confronti tra la capacità di tanti piccole istituzioni museali che riescono a sopravvivere e a rendere vivi e accoglienti questi luoghi, e il confronto con la situazione attuale del Viterbese.
Se si digita il sito della Provincia di Viterbo www.provincia.vt.it/urp/musei.asp (peraltro non aggiornato) e si contano i musei nominati, ne escono ben 48! Sfido chiunque, amante del nostro territorio, ad averli visitati tutti!
I musei entro la città di Viterbo sono molti, e in anche in questo caso il sito non è aggiornato: esempio eclatante, il Museo Civico a piazza Crispi, con i suoi tesori magnifici tra cui la Pietà di Sebastiano del Piombo, è attualmente chiuso e su richiesta telefonica, non è stata fornita data per la riapertura.
In effetti il numero, le schede e l’offerta riportate nel sito della Provincia non corrispondono al vero: spesso si tratta di Musei chiusi che vanno contattati per la visita, oppure neanche praticabili. In altri casi invece si tratta di istituzioni funzionanti e che cercano di mantenersi in vita, pur con mille difficoltà, e con le dovute eccezioni “d’eccellenza”.
Tutti racchiudono interessantissimi materiali e opere d’arte di gran pregio, e anche se fossero sempre aperti 24 ore al giorno, il risultato non cambierebbe: escludendo le scolaresche e qualche sparuto “forestiero” amante di arte e territorio, i musei sono per lo più desolatamente vuoti, compreso quello Archeologico Nazionale alla Rocca Albornoz, che se non erro fa meno di 1000 visitatori l’anno. Va segnalato a questo proposito che con la nuova gestione della Soprintendenza per l’Etruria meridionale il Museo Albornoz sta cercando un rilancio attraverso conferenze di alto valore scientifico ma con occhio attento alla divulgazione, che hanno riscontro di pubblico.
Cosa c’è che non va? perchè un territorio così ricco di bellezze musealizzate di ogni tipo, dall’ecomuseo all’arte sacra, ha un risultato pressoché totalmente fallimentare riguardo i suoi beni culturali?
Vari i motivi, come li vede chi scrive:
-          pessoché assoluto disinteresse degli enti locali per lo sviluppo culturale che non porti guadagni immediati e spartibili (con debite ecccezioni);
-          pressoché totale e diffuso disinteresse tra i cittadini per i propri tesori e la propria storia, frutto di una accurata e decennale politica italiana di destrutturazione culturale ben pianificata che porta a creare dei meri compratori e fruitori di centri commerciali sradicati dal centro storico, senza coscienza e senso delle proprie radici;
-          generale (ma non generalizzata) incapacità da parte di chi gestisce i musei di renderli minimamente appetibili con eventi e richiami di vario genere (andrebbe bene anche l’aperitivo al museo!)
-          non volontà e incapacità di fare rete tra i piccoli musei che - per carenze di fondi, gestionali e di figure professionali retribuite - non riescono a collegarsi tra loro.
Fa eccezione, in merito a quest’ultimo punto, il Sistema Museale del Lago di Bolsena che raggruppa ben 13 musei afferenti al territorio lacustre, i quali strutturandosi in armonia e attraverso una comunicazione informatica efficace, riescono comunque a mantenersi aperti e attivi (www.simulabo.it/).
Esiste poi anche una forma, benché irrisoria ma non tanto (fino a 12 mila euro!), di finanziamento pubblico che almeno assicura la sopravvivenza dei Musei locali: si tratta dei fondi erogati dalla Regione Lazio, gli ultimi dei quali risalenti al 2011. Per accedere a tali fondi bisogna avere dei requisiti che assicurino comunque la vitalità del museo e presentare una richiesta di finanziamento congrua e particolareggiata.
Molti dei musei del nostro territorio conservano dei tesori inestimabili che abbiamo il dovere di trasmettere alle generazioni future, dai materiali ritrovati nelle necropoli etrusche agli oggetti della tradizione contadina (si pensi al bellissimo Museo delle Tradizioni Popolari di Canepina, che festeggia quest’anno il suo venticinquesimo), dalle ceramiche medievali agli arredi sacri, dagli ex voto di una confraternita ai quadri di scuola michelangiolesca.
E che se veramente valorizzati, avrebbero una capacità di attrattiva turistica e di riqualificazione culturale molto forte.
Ritornando all’occasione di queste riflessioni: mantenere in vita e rendere fruibili i musei, piccoli o grandi che siano, dovrebbe essere un dovere, sentito e condiviso, di ogni comunità civile.
Ma, a quanto pare, solo pochi considerano ciò un “affare” in cui impegnarsi davvero.


Francesca Ceci

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