domenica 27 luglio 2014

I musei delle tradizioni popolari tra passato e futuro


Un articolo di Caterina Pisu
" Dei 3.847 musei italiani conteggiati dall’Istat nell’ultimo report del novembre 2013, la percentuale più alta è rappresentata dai musei etnografici ed antropologici (16,9%). In questo numero non sono considerati quei piccoli musei che sorgono un po’ ovunque, a volte in modo spontaneo, ma che non sono ancora riconosciuti ufficialmente in base alle normative delle regioni di appartenenza. Molti di questi musei, tra i quali è da includere anche “quella variante specifica che sono i musei folclorici o della cultura popolare” (Tullio Seppilli*), sono nati per iniziativa privata, a volte grazie all’impegno degli enti locali e delle pro-loco, come fa notare l’antropologo Pietro Clemente**, il quale ricorda alcuni personaggi che hanno avuto un ruolo fondamentale nella conservazione della memoria collettiva e che «hanno fatto più dello Stato e dell’insieme delle Regioni italiane»: tra questi, Ettore Guatelli, per esempio, con la sua raccolta di più di 60.000 oggetti del quotidiano della Casa museo “Ettore Guatelli”, una delle più importanti collezioni etnografiche italiane, che pure fu criticato quando ancora non si comprendeva l’importanza del “conservare”: «La gente dice bene di lei, ma critica il museo: ci sono troppe cianfrusaglie […] sono le cose che non vogliamo far vedere che abbiamo, o che abbiamo avuto, e che quando si fa S. Martino si bruciano perché non si vedano […]».
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