mercoledì 19 febbraio 2014

Il museo della Bora di Trieste


Propongo di seguito una intervista sul Museo della Bora di Trieste, un piccolo museo che ha molto da dire:

1)      Rino Lombardi, da cosa è nata questa sua idea di mettere in mostra la Bora?
C’è stato un evento particolare?
È nata quasi per gioco, da un barattolo di “Bora in scatola” venduto alla
Libreria Transalpina nel lontano 1999. La cosa avrebbe dovuto concludersi lì
con questo divertissement eolico-turistico… E invece – sarà la serendipity… - è
nata l’idea del museo. Dal gadget è nata l’idea del museo, un percorso un po’
insolito. Il contrario di quello che succede normalmente. Ma il vento, si sa,
adora scombinare i piani, creare scompiglio, far girare diversamente le cose.
Così nel 1999 nasceva l’Associazione Museo della Bora e insieme a lei una serie
di “prime volte” dedicate al nostro vento: dal sito www.museobora.org a
Girandolart-la festa delle girandole (10 edizioni), dal depliantino turistico
realizzato per l’AIAT ai laboratori nelle scuole.

2)      Come ha pensato di organizzare i vari oggetti all’interno di questo futuro
museo? Ha in mente delle sezioni o percorsi?
Il tema del vento può sembrare apparentemente semplice e banale, ma in realtà
è ricco di spunti, di idee, di cose visibilissime, che fanno parte della nostra
vita. Ed è un tema trasversale, poiché mette insieme tanti mondi diversi dalla
scienza alla letteratura, dalle arti al gioco. Eccovi le aree che abbiamo
immaginato, e che nel Magazzino dei Venti trovate tutte, però “in scala
ridotta” – 1. “Area scientifica”, dove parlare del vento e del clima, spiegando
la bora e mostrandola; 2 – “Area curiosità”, tutto quanto fa bora, dalle corde
alle cartoline, dai “iazini” alle finestre con lo sburto; 3 – “Area
letteraria”, con le pagine di scrittori triestini, e non, che hanno infilato un
po’ di bora nei loro testi: da Svevo a Wu Ming, da Rodari a Covacich, da
Stendhal a Handke, giusto per rendere l’idea… 4 – “Area testimonianze”, uno
spazio vivo dove raccogliere i racconti dei triestini; 5 - “Sala del soffio”,
dove sperimentare la Bora, quando lei fuori non c’è; 6 – “La-Bora-torio” lo
spazio dove giocare con il vento e con l'aria. 7 – “Spazio&vento”, un’area per
le conferenze, le piccole mostre, le proiezioni;  8 – “Bookshop”, per
autofinanziarsi con i souvenir, libri, oggetti… 9 “Archivio del Museo della
Bora e del Vento” per chi vuole saperne di più sul nostro vento e… su tutti gli
altri, nelle loro più diverse manifestazioni letterarie, scientifiche,
artistiche: dalle installazioni eoliche alle banderuole.


3)      C’è qualcosa dedicato anche ai bambini e all’aspetto ludico? Che esperienze
ha avuto in merito? Non si esce dal Magazzino dei venti senza avere imparato a
fare una semplice girandola di carta. Il gioco è importante. Il vento è l’aria
che gioca. Camminare nelle strade di Trieste tra i réfoli è giocoso, sembra di
essere in giro in un parco a tema-ventoso. Abbiamo tenuto decine e decine di
laboratori nelle scuole dell’infanzia, alla Biblioteca Stelio Mattioni, e al
Magazzino dei Venti. Se avessimo più aiuti e uno spazio più grande (attualmente
il Magazzino dei Venti non chiede un euro di finanziamento) potremmo dedicare
ancora più tempo e risorse ai laboratori per i bambini.

4) Perché secondo lei questo vento è così importante per la cultura triestina?
Perché contiene l’anima della nostra città, c’è la sua vena divertente, folle,
ma anche la sua componente malinconica, nostalgica. Il vento ispira poeti,
scrittori, artisti. Ma quando un vento è così speciale come la Bora gli effetti
sulla cultura sono ancora più potenti.
Nella prima sala della mostra dedicata a Claudio Magris dal Centro per la
Cultura Contemporanea di Barcellona nel 2011, soffiava la Bora, attraverso
degli speciali ventilatori, e si vedeva la Bora da una decina di schermi… Tanto
per dare un’idea.
E poi c’è la curiosità, l’interesse, l’attenzione verso questo vento nel
mondo. Uno degli studi più dettagliati sulla Bora è stato condotto da un
giapponese, il professor Yoshino. L’anno scorso una ragazza dell’Università di
Regensburg (Ratisbona) si è laureata qui a Trieste con una tesi sul rapporto
tra i triestini e la bora; sarebbe bello tradurla. Sempre l’anno scorso al
Magazzino dei Venti abbiamo avuto ospiti dal Canada per un progetto teatrale di
grande spessore e dalla Svizzera per un bel reportage per la radio del Canton
Ticino (RTSI Rete Due).
Questo Museo sarebbe importante anche per l’economia turistica triestina
(oltre che per conservare una parte della memoria della città): la nostra
mostra La-BORA-torio, nel 2010, in due settimane ha richiamato 4.700
visitatori, un risultato di tutto rispetto, perfino superiore a quello di
mostre molto più reclamizzate. Un numero che è una garanzia per un museo che
dovrà essere non dico faraonico, ma certamente più grande e comodo di quello
attuale, che lo ripeto, non costa nulla alla collettività, mentre potrebbe dare
delle belle soddisfazioni al settore turistico e non solo. Abbiamo fatto
domanda al Comune per il Pisus, abbiamo chiesto alla Regione il riconoscimento
come Ecomuseo. Ma nisba…
5) E cos’è la collezione dei cento venti? Quanti ne ha raccolti fin’ora?
Il nostro percorso va in due direzioni: da una parte la memoria, dall’altra la
creatività. Il progetto Centoventi è quello pazzo, allegro e fantasioso.
Creativo. Un museo per essere museo deve avere una sua collezione e questa è
una delle nostre chicche. Una raccolta di venti da tutto il mondo, che ci
vengono spediti o consegnati di persona. Ormai abbiamo superato quota 120, ma i
refoli in bottiglia, in sacchetto, in scatola, sono sempre benvenuti.
Dalla Tramontana di Cupra Montana allo Shargi libico, sono davvero tanti,
tutti originali, alcuni sono più semplici, altri dei veri capolavori. Al nostro
“Mistral”, lo scrittore per l’infanzia Roberto Piumini ha addirittura dedicato
una filastrocca.

6) Sicuramente il Museo della Bora è molto curioso, ma che visitatori attira
in genere?
I più curiosi! Mi scuso per il bisticcio. La nostra città esercita grande
fascino sui forestieri. La Bora è il respiro della nostra città. Chi cerca l’
anima di Trieste, e vuole saperne di più sulla sua “cittadina” più famosa, non
può perdersi il Magazzino dei Venti. Dalle nostre statistiche, moltissimi
visitatori vengono dalla Lombardia, sarà perché lì l’aria è un po’ troppo
ferma. Moltissimi sono i giornalisti: cercate “Museo della Bora” con un
qualsiasi motore di ricerca per farvi un’idea della ricca rassegna stampa
raccolta, siamo persino finiti tra i 5 piccoli musei più interessanti d’Europa
sul sito di Dove

sabato 8 febbraio 2014

Sistemiamoci! I musei della provincia di Viterbo, un’occasione a perdere?


Pubblichiamo anche noi l'articolo di Francesca Ceci, apparso su La Loggetta nel mese di dicembre 2013:
"Il Museo delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano, presieduto dal prof Stephan Steingräber e con un comitato scientifico di archeologi e tecnici del quale fa parte anche chi scrive, ha preso parte a un interessantissimo e agguerrito incontro promosso dall’Associazione Nazionale Piccoli Musei, dal titolo Musei accoglienti: una nuova cultura gestionale per i piccoli musei (quarto convegno nazionale aperto a tutti, Assisi 11-12 novembre 2013).
L’occasione è stata stimolante e foriera di molte idee, ma ha anche portato a tristi confronti tra la capacità di tanti piccole istituzioni museali che riescono a sopravvivere e a rendere vivi e accoglienti questi luoghi, e il confronto con la situazione attuale del Viterbese.
Se si digita il sito della Provincia di Viterbo www.provincia.vt.it/urp/musei.asp (peraltro non aggiornato) e si contano i musei nominati, ne escono ben 48! Sfido chiunque, amante del nostro territorio, ad averli visitati tutti!
I musei entro la città di Viterbo sono molti, e in anche in questo caso il sito non è aggiornato: esempio eclatante, il Museo Civico a piazza Crispi, con i suoi tesori magnifici tra cui la Pietà di Sebastiano del Piombo, è attualmente chiuso e su richiesta telefonica, non è stata fornita data per la riapertura.
In effetti il numero, le schede e l’offerta riportate nel sito della Provincia non corrispondono al vero: spesso si tratta di Musei chiusi che vanno contattati per la visita, oppure neanche praticabili. In altri casi invece si tratta di istituzioni funzionanti e che cercano di mantenersi in vita, pur con mille difficoltà, e con le dovute eccezioni “d’eccellenza”.
Tutti racchiudono interessantissimi materiali e opere d’arte di gran pregio, e anche se fossero sempre aperti 24 ore al giorno, il risultato non cambierebbe: escludendo le scolaresche e qualche sparuto “forestiero” amante di arte e territorio, i musei sono per lo più desolatamente vuoti, compreso quello Archeologico Nazionale alla Rocca Albornoz, che se non erro fa meno di 1000 visitatori l’anno. Va segnalato a questo proposito che con la nuova gestione della Soprintendenza per l’Etruria meridionale il Museo Albornoz sta cercando un rilancio attraverso conferenze di alto valore scientifico ma con occhio attento alla divulgazione, che hanno riscontro di pubblico.
Cosa c’è che non va? perchè un territorio così ricco di bellezze musealizzate di ogni tipo, dall’ecomuseo all’arte sacra, ha un risultato pressoché totalmente fallimentare riguardo i suoi beni culturali?
Vari i motivi, come li vede chi scrive:
-          pessoché assoluto disinteresse degli enti locali per lo sviluppo culturale che non porti guadagni immediati e spartibili (con debite ecccezioni);
-          pressoché totale e diffuso disinteresse tra i cittadini per i propri tesori e la propria storia, frutto di una accurata e decennale politica italiana di destrutturazione culturale ben pianificata che porta a creare dei meri compratori e fruitori di centri commerciali sradicati dal centro storico, senza coscienza e senso delle proprie radici;
-          generale (ma non generalizzata) incapacità da parte di chi gestisce i musei di renderli minimamente appetibili con eventi e richiami di vario genere (andrebbe bene anche l’aperitivo al museo!)
-          non volontà e incapacità di fare rete tra i piccoli musei che - per carenze di fondi, gestionali e di figure professionali retribuite - non riescono a collegarsi tra loro.
Fa eccezione, in merito a quest’ultimo punto, il Sistema Museale del Lago di Bolsena che raggruppa ben 13 musei afferenti al territorio lacustre, i quali strutturandosi in armonia e attraverso una comunicazione informatica efficace, riescono comunque a mantenersi aperti e attivi (www.simulabo.it/).
Esiste poi anche una forma, benché irrisoria ma non tanto (fino a 12 mila euro!), di finanziamento pubblico che almeno assicura la sopravvivenza dei Musei locali: si tratta dei fondi erogati dalla Regione Lazio, gli ultimi dei quali risalenti al 2011. Per accedere a tali fondi bisogna avere dei requisiti che assicurino comunque la vitalità del museo e presentare una richiesta di finanziamento congrua e particolareggiata.
Molti dei musei del nostro territorio conservano dei tesori inestimabili che abbiamo il dovere di trasmettere alle generazioni future, dai materiali ritrovati nelle necropoli etrusche agli oggetti della tradizione contadina (si pensi al bellissimo Museo delle Tradizioni Popolari di Canepina, che festeggia quest’anno il suo venticinquesimo), dalle ceramiche medievali agli arredi sacri, dagli ex voto di una confraternita ai quadri di scuola michelangiolesca.
E che se veramente valorizzati, avrebbero una capacità di attrattiva turistica e di riqualificazione culturale molto forte.
Ritornando all’occasione di queste riflessioni: mantenere in vita e rendere fruibili i musei, piccoli o grandi che siano, dovrebbe essere un dovere, sentito e condiviso, di ogni comunità civile.
Ma, a quanto pare, solo pochi considerano ciò un “affare” in cui impegnarsi davvero.


Francesca Ceci

domenica 2 febbraio 2014

Il museo dello sport di Torino è ad una svolta e lancia un appello: raccogliamolo!


Il Museo dello Sport di Torino, stadio olimpico di Torino, unico del genere il Italia, saluta gli amici della ASSOCIAZIONE NAZIONALE PICCOLI MUSEI, e li invita a seguire la nostra attività in quello che potrebbe essere l'ultimo mese prima della chiusura ....condanna che abbiamo previsto di eseguire il 28 febbraio vista l'indifferenza della città di Torino e soprattutto delle autorità sportive piemontesi.....non voglio dirvi la bellezza di questo museo , conclamata dagli addetti ai lavori ed in Europa e la ricchezza dei cimeli storico sportivi legati a 250 campioni di tutti gli sport...potete fare facilmente una ricerca....chiedo a Voi amici solamente solidarietà ed una spinta pubblica che possa non farci morire e che possa essere di impulso futuro per mettere insieme energie comuni...seguiteci!!!
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https://www.facebook.com/MuseoSportTorino