lunedì 27 luglio 2015

Musei che scoraggiano le visite


Cateria Pisu ha pubblicato nella pagina FB dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Musei alcune riflessioni interessanti di Eilean Hooper-Greenhill, contenute nel saggio "Si contano i visitatori o sono i visitatori che contano" (in "L'industria del museo. Nuovi contenuti, gestione, consumo di massa", Costa & Nolan, London 1985, Milano 2005).
Le riflessioni riguardano gli aspetti gestionali dei musei tradizionali, un tema che tocca da vicino gli argomenti ai quali farò riferimento nella mia relazione al Convegno Nazionale di Massa Marittima (2 e 3 ottobre).
Ecco cosa dice l’autrice:
“L'architettura dell'edificio del museo ricorda i palazzi dei tribunali, delle questure e di altre istituzioni repressive, preposte al controllo sociale”.
Anche se nel caso dei musei il messaggio “può essere meno repressivo” “tuttavia l'immagine lasciata si fissa sulla retina mentale dell'osservatore e in molti casi il messaggio trasmesso dagli edifici basta a scoraggiare chi non conosce la cultura classica. (…). L'autorità del curatore viene rinforzata ulteriormente dalla presenza dei custodi alle porte del museo. Spesso l'ingresso è chiuso e custodito e per entrare nel museo il visitatore deve passare davanti alle guardie, agli addetti alla sicurezza che proteggono gli oggetti da furti o vandalismi: il visitatore viene giudicato, all'ingresso, e rimproverato o addirittura espulso se non si comporta educatamente. Un'indagine presso il pubblico svolta recentemente in un museo del Midlands ha rivelato che sia i visitatori effettivi sia quelli potenziali erano scoraggiati dalla presenza di custodi in divisa all'entrata, per cui ora sono stati sostituiti con donne in borghese. L'aspetto protetto dell'edificio spesso viene inconsciamente sottolineato in un modo che mette la gente a disagio. Gli oggetti custoditi nel museo sono preziosi e l'edificio serve a proteggerli: è dotato di allarmi, telecamere, sorveglianti; i visitatori vengono tenuti sotto controllo mentre osservano gli oggetti esposti, a volte da guardie in uniformi simili a quelle della polizia (e effettivamente il personale di "sicurezza" spesso viene reclutato fra le forze armate o nella polizia), a volte da telecamere a circuito chiuso; gli spazi sono disposti in modo da consentire la sorveglianza e da poter essere isolati e chiusi in caso di furto (…). Il museo in realtà è una prigione per oggetti; il visitatore cammina per la prigione sotto stretta sorveglianza, mantenendo un comportamento decoroso e silenzioso. Certi visitatori, soprattutto i giovani o le persone dall'aspetto disordinato, vengono osservati con particolare attenzione.


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