martedì 24 novembre 2015

Musei accoglienti




Vi segnalo un articolo di Francesco Ghizzani Marcia, del quale anticipo qualche frase:
"Fin dall'ingresso i nostri musei (...) non sembrano particolarmente interessati a mostrare ai visitatori la loro faccia più calda e accogliente, ma al contrario esibiscono con una certa soddisfazione atteggiamenti impersonali e distaccati, da ufficio postale, come se valesse l'equazione freddezza=qualità del servizio.
ll visitatore viene ricevuto da banconi e pareti in vetro che lo separano da chi gli fa pagare il biglietto. Sbarre, porte chiuse e percorsi obbligati gli fanno capire che, una volta dentro, non sarà concessa la libertà di aggirarsi indisturbato e senza pensieri. E poi ci sono i cartelli, fitti di divieti, norme di comportamento e scritte piccine piccine a ricordare di non distrarsi mai, perché in qualunque momento della visita potrebbero presentarsi occasioni di errore, come la tentazione subdola e perversa di parlare a voce alta, a cui il bravo visitatore dovrà resistere con tutte le sue forze, perché infrangere uno dei severissimi comandamenti costringerà il personale del museo a rimproverarlo, se non peggio (alcuni si spingono a citare articoli del Codice). Il messaggio implicito sembra essere "Staremmo meglio senza di te, ma visto che proprio ti dobbiamo ricevere, almeno comportati come diciamo noi, perché tanto lo sappiamo che muori dalla voglia di entrare col cellulare acceso". Per carità, in molti casi (non tutti) gli operatori dispensano anche sorrisi e gentilezza, ma è troppo poco per uscire da quel modello di gestione "impersonale" che, come ha osservato Giancarlo Dall'Ara, Presidente dell'Associazione Piccoli Musei, si sta affermando in ambito museale: "i musei appaiono tutti uguali, con le stesse procedure, servizi offerti con modalità e contenuti identici e, infine, anche una comunicazione poco personale. Tutto questo rende i musei poco caratterizzati, privi di una propria personalità e quindi non attrattivi nei confronti del pubblico".

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