domenica 5 giugno 2016

Indagine sui musei archeologici minori della Campania: l’area casertana


Tesi di Laurea di Rossella Bellan: Indagine sui musei archeologici minori della Campania nell’attuale quadro evolutivo:  l’area casertana.
Abstract
Lo scopo del presente lavoro è duplice: da una parte tentare di ricostruire un’organica visione di insieme di alcune delle realtà museali minori di categoria archeologica presenti nella Provincia di Caserta, dall’altra individuare, in forma di spunti di riflessione, alcune possibili strategie per la loro valorizzazione anche in seguito alla nuova riforma Mibact.
Nel lavoro di tesi si è cercato in primo luogo di delineare, sulla base della bibliografia disponibile, un quadro sintetico ma il più possibilmente chiaro della storia antica e delle ricerche nell’area della Campania settentrionale (Capitolo I).
Si è passati poi ad analizzare le realtà museali in ambito archeologico nella provincia di Caserta (Capitolo II).
I musei coinvolti in questa indagine sono quattro: il museo archeologico dell’antica Calatia a Maddaloni, il museo archeologico dell’Agro Atellano a Succivo, il museo archeologico di TeanumSidicinum, a Teano ed il museo archeologico dell’antica Allifae ad Alife.
La scelta non è stata casuale, ma dettata da alcune caratteristiche che di fatto accomunano questi musei. Si tratta infatti di piccole strutture sorte intorno agli anni 2000 che fanno riferimento a una cultura omogenea (quella osca) ed hanno al loro interno la stessa tipologia di reperti archeologici provenienti per la maggior parte da contesti funerari.
Il territorio della provincia di Caserta, nel settore settentrionale della Campania,vanta un patrimonio archeologico particolarmente ricco e articolato, frutto delle sue peculiarità storiche e culturali: si tratta infatti di un territorio frequentato fin da tempi molto remoti. Accanto agli oligarchi Etruschi coesisteva nella regione, relegato nelle campagne in posizioni subordinata, l’elemento locale dell’antico ceppo opico/osco, rinfoltito da massicce infiltrazioni di popolazioni sannitiche provenienti dalle montagne dell’interno. La sua consistenza dovette andare aumentando progressivamente nel corso del V secolo a.C., fino a che nel 438 a.C. lo storico Diodoro Siculo (XII,31,1) ricorda che in quel tempo <<si formò il popolo dei Campani>>.
Le necropoli di AtellaCalatia, Alife, Teano rappresentano la vera fonte di conoscenza di queste genti, ed è attraverso la loro organizzazione e le loro dimensioni nonché attraverso lo studio degli oggetti che accompagnavano i defunti, che si può avere una conoscenza, seppur approssimativa, delle trasformazioni socio–economiche e degli sviluppi culturali di questi popoli (Capitolo I).
La ricchezza archeologica dell’area trova riscontro in una rete di musei e aree archeologiche presenti sul territorio. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di piccoli musei sorti per iniziativa di studiosi e gruppi di volontari, a seguito delle scoperte avvenute nei loro territori di riferimento. Sono dunque musei che hanno uno spiccato valore territoriale.
Sono state redatte schede anagrafiche dei musei in oggetto che evidenziano come i fattori negativi rappresentino un “comun denominatore”.
Analizzando il flusso dei visitatori nel biennio 2012-2014, i quattro musei risultano essere tutti in decrescita. Giacciono in uno stato di arretratezza: totem o postazioni multimediali sono quasi del tutto assenti, vi è una quasi totale mancanza di materiale informativo, nessun museo ha un proprio sito internet. A questo va aggiunto che tutti sono difficilmente raggiungibili (Capitolo II).
Con la nuova riforma del Mibact, entrata in vigore nel 2014, tali musei sono entrati a far parte del Polo Museale della Campania venendo riconosciuto di fatto l’importanza e il potenziale attrattivo che questi musei hanno nei loro territori.
Si è passati poi ad analizzare il cambiamento gestionale che ha subito il sistema museale italiano con l’approvazione della “Riforma Franceschini” e l’evoluzione delle norme della Regione Campania in materia di sistemi museali.
Sono stati infatti istituiti i Poli museali regionali (uno per ogni Regione italiana) affidati alla gestione di nuovi direttori a cui è stato consegnato l’arduo compito di riuscire a coordinare e valorizzare i musei facentine parte.
Con l’entrata in vigore della Riforma sono stati individuati 20 musei (su tutto il territorio nazionale) a cui è stata assegnata autonomia amministrativa ed economica affidati,tramite bando pubblico,ad altrettanti direttori a cui è stato dato l’onere di trasformare questi musei da meri luoghi di conservazione in vere e proprie “imprese” culturali.
I musei archeologici minori dell’area casertana, essendo confluiti all’interno del Polo museale della Campania,da singole e isolate entità territoriali operanti indipendentemente l’uno dall’altro, entrano a far parte di un sistema museale regionale come esplicitato dalla Riforma. Tutti i musei facenti parte del Polo infatti, dovranno viaggiare sulla stessa “lunghezza d’onda” garantendo standard comuni, azioni coordinate e integrate, favorendo la partecipazione attiva dei fruitori e garantendo l’accessibilità.
I risultati attesi dall’adesione dei musei archeologici minori dell’area casertana al Polo museale della Campania possono riassumersi come indicato di seguito. Sotto il profilo culturale l’integrazione delle raccolte dei musei minori dell’area casertana, in quanto provenienti da luoghi culturalmente coesi, può rendere esplicite le connessioni storiche fra le raccolte di ciascun museo e fra queste e il territorio locale; la realizzazione di prodotti integrati sarà in grado di attrarre un maggior numero di visitatori;sarà potenziata l’integrazione del sistema dei beni culturali con il sistema del paesaggio. Lo sviluppo di un nuovo modello che lega al momento dell’educazione quello dell’intrattenimento, potrà concretizzarsi in percorsi di apprendimento comuni che favoriscano la comprensione ad un giovane visitatore, potendo contare su professionalità condivise con gli altri musei presenti nel sistema.
I risultati attesi sotto il profilo organizzativo riguarderanno innanzitutto il superamento dei vincoli finanziari, organizzativi,produttivi e economici che gravano sui singoli musei minori a causa di una ridotta quantità di utenza. Sarà possibile una produzione congiunta di beni attraverso l’utilizzo di risorse che altrimenti rimarrebbero sottoutilizzate attraverso ad esempio la creazione di bookshop. In secondo luogo è previsto un maggior coinvolgimento di attori operanti su differenti livelli (professionalità scientifiche ed operatori tecnici, enti di gestione territoriale e centri di ricerca, enti preposti alla tutela e Università, infrastrutture pubbliche e private e fornitori di ospitalità e servizi).
Sarà possibile inoltre avviare un percorso di innovazione nel sistema di offerta dei servizi aggiuntivi per il raggiungimento di livelli accettabili di originalità, innovazione e qualità.Si confronteranno inoltre figure con competenze diverse e quindi non solo figure con formazione storiche ma anche manageriali. La costruzione di una relazione tra settore pubblico e privato, sarà in grado di migliorare il risultato finale e di creare valore per il visitatore e migliorare altresì la pianificazione strategica intesa come pianificazione e coinvolgimento degli stakeholder nel processo decisionale.

In seguito anche a confronti con altri reti sistemi museali presenti sul territorio nazionale, sono sorte ulteriori riflessioni, e si sono ipotizzati i possibili vantaggi per questi musei in conseguenza alla nuova normativa.
Per promuovere e valorizzare i beni culturali del territorio e contrastare i problemi legati al mantenimento e alla gestione dei musei, la Provincia di Caserta potrebbe infatti istituire una propria rete di coordinamento museale, così come ormai avviene in gran parte dei siti e musei dell’Italia centro-settentrionale.
In particolare per i musei dell’area casertana sarebbe opportuno “fare rete” creare cioè, insieme alla Reggia di Carditello, un sistema museale “sub- regionale” per la provincia di Caserta, ma anche “mettere in rete” creando un proprio sito internet ed essere presenti sulle nuove piattaforme social. La messa in rete dei musei provinciali può concretizzarsi nell’ideazione di un sito internet dotato di un proprio logo di riconoscimento.
Insieme alla creazione del sito potrebbe moltiplicarsi la sua presenza digitale sui social network con la creazione di App per smartphone. Il sito internet svolgerebbe un importante ruolo di conoscenza dei musei dal momento che gran parte di essi non ne possiede uno proprio.
Oltre che telematico, bisognerebbe individuare anche un centro territoriale di coordinamento che potrebbe essere svolto da una realtà museale incaricata di introdurre il visitatore al territorio, alla sua storia e magari alla storia delle ricerche e del collezionismo archeologico locale.Allo stato attuale l’istituto più adatto a svolgere questo ruolo di accoglienza, prima informazione e coordinamento potrebbe essere il Museo archeologico dell’antica Calatia, che ha sede nella storica residenza dei Carafa a Maddaloni.
Tale Museo, tra quelli sottoposti a questa indagine, risulta essere il più aggiornato, interattivo e completo. Oltre alla presenza di alcuni totem virtuali, i pannelli esplicativi del Museo sono dotati di un codice a barra che una volta fotografato scaricando un’applicazione per smartphone (QR Reader), permette di visualizzare il loro contenuto comodamente sul proprio dispositivo. Inoltre alla fine del percorso di visita è posto un totem contenente voci differenti relative alla storia del Casino dei Carafa, alle collezioni archeologica presenti nel Museo con relative schede analitiche di ogni reperto, alla storia della Città e del territorio dove vengono segnalati i diversi musei presenti nella provincia.
Infine sarebbe opportuno garantire coesione tra le strutture organizzando iniziative comuni o portando la stessa iniziativa nelle diverse sedi; avviare azioni di promozione con rimandi a questi musei nei maggiori poli attrattivi del territorio come la Reggia di Caserta; promuovere nuove forme di crowdfunding (Capitolo IV).
Tesi di Laurea di 
Rossella Bellan
Università Federico II di Napoli
Anno accademico: 2014 - 2015
Titolo tesi : Indagine sui musei archeologici minori della Campania nell'attuale quadro evolutivo: l'area casertana.

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