domenica 15 ottobre 2017

Intervista sui piccoli musei



Intanto, sappiamo quanti sono e dove sono maggiormente concentrati?
I piccoli musei sono distribuiti in tutto il Paese, sono presenti praticamente in tutti i comuni italiani, e anche se ufficialmente ne risultano meno di 5 mila, credo che si possa affermare che in realtà sono molto più del doppio. Solo in Piemonte sono più di mille. E il fatto che nessuno sappia esattamente quanti sono, credo dica tutto sul disinteresse che molte istituzioni hanno, e non da ora, nei confronti di questa realtà.

Il boom dei visitatori di cui parla Franceschini è mai arrivato a coinvolgere i piccoli musei?
Non parlerei di boom di visitatori nei piccoli musei. Certo posso confermare che molti piccoli musei negli ultimi anni hanno visto aumentare gli ingressi in maniera sensibile, al punto che oggi vi sono piccoli musei che registrano oltre 50 mila ingressi in un anno. Un dato davvero straordinario.
In questi casi si tratta di piccoli musei che l’Associazione Nazionale propone come modelli gestionali innovativi e creativi, e che devono gran parte del loro successo ad una idea chiare dell’essere “piccolo” museo, al forte legame con la comunità locale, nonché alla capacità di valorizzare la cultura locale e di svolgere una funzione di richiamo. Ma parlando in generale i piccoli musei rappresentano ancora l’Italia da scoprire, la coddetta “Italia minore”, e registrano un numero di visitatori molto contenuto.

Quali le luci del sistema piccoli musei, se esistono, quali le ombre
I piccoli musei rappresentano a tutti gli effetti il tessuto identitario del nostro Paese. Chiunque li visita rimane contagiato dalla passione che li anima, e riesce ad entrare in contatto con la realtà più vera, con le radici della nostra cultura. Da questo punto di vista i piccoli musei sono “i luoghi per eccellenza della cultura locale”, luoghi vivi perché chi li tiene aperti, chi accoglie i visitatori assume lo stesso punto di vista di chi li visita.

Piccoli musei come presidi sociali oltre che culturali, sul territorio. Mi citi qualche caso di museo integrato armoniosamente con la comunità di appartenenza?
Non ho che l’imbarazzo della scelta. Penso al piccolo museo del Diario di Pieve Santo Stefano in provincia di Arezzo, al museo dell’Orologio da Torre “Bergallo”, di Tovo San Giacomo in provincia di Savona, al Museo della Centuriazione Romana di Borgoricco (Padova), alla Collezione Spada di antichi strumenti musicali di Lecce, al museo della Tonnara di Stintino in Sardegna, al museo della Bussola e del Ducato Amalfitano di Amalfi, al museo dei Tasso e della storia postale di Cornello (Bergamo), oppure ai sistemi museali di Massa Marittima (Grosseto) e di Ugento (Lecce), al museo della cultura greganica di Calimera (Lecce), al museo del Peperoncino di Maierà (Cosenza), all’area archeologica Massaciuccoli Romana, a Massarosa (Lucca), al museo dell'Ovo Pinto, su Lago Trasimeno, al museo del Cavallino e della Giara di Genoni (Oristano), al museo del vento di Trieste, il museo archeologico di Montelupo Fiorentino…

Quale la cura per rivitalizzare il tutto?
Il sistema dei piccoli musei rappresenta in Italia il 99% dei musei italiani, ma tutte le norme e gli standard che regolamentano il sistema sono stati pensati su misura dei grandi musei. Di qui gran parte dei problemi che conosciamo. Se davvero il Ministero e le Regioni vogliono valorizzare questo immenso patrimonio diffuso devono riscriverne le regole, con umiltà, partendo dalla realtà del nostro Paese.



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